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Full text of "Vita in campagna"

NOVEMBRE 2000 - N, 11 - ANNO XVIII - ISBN 1120-3006- MENSILE - VITA IM CAMPAGNA - CASELLA POSTALE «7 - 3710O VERONA ■ UNA COPIA LIRE 7.50C 



IL GIARDINO 



Gli anemoni dei fioristi 
e gli affascinanti anemoni dei boschi 

Esistono diverse specie di anemoni coltivate per i fiori vivacissimi che sbocciano in marzo-aprile 

(e anche in pieno inverno se sottoposti a forzatura). Gli affascinanti anemoni 

selvatici dei boschi hanno i fiori bianchi, gialli o azzurri e sovente sono così abbondanti 

nei prati e nel sottobosco da formare delle distese di grande effetto 

Letteralmente «anemone» .significa 
«fiore del venta», probabilmente a indi- 
care che le corolle (l'insieme dei petali} 
ondeggiano facdlmeirte al minimo soffio 
di vento. 

Nel linguaggio dei fiori l'anemone 
ha invece il significalo dell'abbandono e 
dell'addio, della fragilità, della cadu- 
cità; ma per noi. invece, è un fiore di ra- 
ra bellezza, coltivalo estesamente dai 
floricoltori, sovente anche con la forza- 
tura in serra per ottenerne la fioritura an- 
ticipata in pieno inverno. 

Ma questi fiori sono di grande inte- 
resse anche per l'abbellimento di par- 
chi, giardini e terrazzi. Oltretutto sono 
rusticissimi e se piantati in posti adatti 
inselvatichiscono e sì naturalizzano fa- 
cilmente, potendo essere lasciali a di- 
mora per molti anni. 

GLI ANLMONI SONO COMPRESI 
IN GRUPPI DIVERSI 

Le diverse specie di Anemone si pos- 
sono distinguere in gruppi omogenei in 
base alle caratteristiche vegetative, 
allepocadi fiorilurae alle esigenze am- 
bientali. In questo articolo ne prendia- 
mo in considerazione due ('): 
-Anemoni dei fioristi. Si tratta di varietà 
orticole derivate ézAY Anemone corona- 
ria, originario di regioni del Medi- 
terraneo orientale; hanno dei rizomi tu- 
berosi (detti «zampe»}, si coltivano in 
giardino e sono adatti per la produzione 
dei fiori recisi; 

- Anemoni dei boschi. Sono gli anemo- 
ni spontanei e coltivali adatti per il sot- 
tobosco e i terreni ombrosi. 

GLI ANEMONI 
DL1 FIORISTI 

Indubbiamente questi sono gli ane- 
moni più importanti e cono.sci.uli, sia co- 
me piante fiorifere adatte per le aiole dei 
giardini, sia come bulbose adatte alla 
produzione di fiori recisi. Se ne cono- 
scono numerose varietà tulle derivate 
daW Anemone coronarici, una specie 
originaria della Turchia e di altre regio- 
ni del Mediterraneo orientale. 

I fiori sono molto eleganti e vistosi, e 




Sopra; aiolà di anemoni dei fiorisi}. Sotto \a sinistra e a destra}: due varietà dì 
anemoni dei fioristi derivate tini! 'Anemone coronaria 




rAINCAMPÀONA Il/M 



17 







A- 










G// anemoni ilei fioristi vengono appositamente coltivati per il fiore reciso (previa 
forzatura fioriscono per moki mesi ali 'anno) 

se recisi durano a lungo. E per questo 
che sono conosciuti come anemoni dei 
fioristi e infatti vengono appositamente 
coltivati per fiore recise e vengono an- 
che sottoposti a forzatura così da ottene- 
re la fioritura anticipata in pieno inver- 
no: di solito invece, nei nostri elimi, in 
coltura normale fioriscono in marzo- 
aprile. 

Questi anemoni presentano alcune 
caratteristiche inconfondibili relative 
all'apparato radicale, alle foglie e ai fio- 
ri. Presentano infatti dei tìpici rizomi tu- 
berosi, appiattiti, ramificati e mollo irre- 
golari, noti come «.zampe». Questi si 
conservano a lungo, anche per anni, 
all'asciutto e non necessitano assoluta- 
mente di essere coperti di torba, o altro, 
tanto sono duri e coriacei. 

La vegetazione è alta 25-35 cm e le 
foglie sono frastagliate e sormontale da- 
gli steli fiorali, che presentano a metà al- 
tezza un caratteristico collare costituito 
da minute foglioline. 

1 fiori sono semplici, semidoppi o un- 
che doppi, molto eleganti e vistosi (han- 
no un diametro di 3-5 cnl), a forma di 
coppa e con colori vivacissimi, varianti 
dai bianco al rosa, al rosso, al blu. 

La coltivazione. Gli anemoni dei 
fioristi si coltivano con facilità. Di soli- 
to si collocano a dimora delle zampe già 
ben sviluppate e di pronta fioritura. È 
possibile riproduci per seme, ma in tal 
mudo passano due o tre anni prima che 
si possano ottenere delle zampe già ben 
cresciute. I migliori risultati si ottengo- 
no in terreni fertili, permeabili e neutri o 
acidi (pH compreso tra 6 e 7). 

La piantagione delie zampe si effet- 
tua in settembre-ottobre se il clima in- 
vernale e abbastanza mite, così da avere 
la fioritura a fine inverno. Per ottenere la 
fioritura anticipata nei mesi invernali si 



Confronta tra ( rizòmi tuberosi («zam 
pe») degli anemoni dei fioristi (a sini- 
stra) e i rizomi degli anemoni dei boschi 
(a destra) 

interrano le zampe a line estate, oppure 
si sottopongono a forzatura le piante ri- 
maste a dimora dagli anni precedenti, 
sollecitando Ui vegetazione con abbon- 
danti innaffiature e concimazioni liqui- 
de a base di fosforo e di potassio (esi- 
stono concimi appositamente preparati 
reperibili nei garden center). Nelle zone 
a elima più freddo invece conviene ini- 
ziare la coltura interrando le zampe a fi- 
ne inverno, così da ottenere la fioritura a 
primavera inoltrate, 




■<^msn^. 



Le «zampe» degli anemoni dei fioristi 
vanno messe in acqua per qualche 
giorno prima dei! "impianto. Ut pro- 
fondità di interramento è di 4-5 centi- 
metri, la distanza dì 15-20 centimetri 



w^A 




./ bulbi degli anemoni dei boschi si in- 
terrano all'inizio dell'autunno o nel 
tardo inverno coprendoli appena di 
terra, alla distanza di circa 40 cm 



Dato che le zampe, come detto, sono 
molto dure e coriacee, conviene metter- 
le a bagno in acqua comune per qualche 
giorno prima della piantagione per farle 
gonfiare. La profondità ili interramento 
è di 4-5 cm e la distanza tra le zampe è 
dì l5-20em. 

Nelle zone a clima invernale non 
molto rigido i rizomi si lasciano interra- 
ti per diversi anni senza alcuni rischio; 
altrove conviene estirparli nella tarda 
primavera quando le foglie sono ormai 



Ciclo di coltivazione degli anemoni dei fioristi (F) e dei boschi (B) 


Operazione 


Gen. 


Feb. Mar. 


Àpr. 


Mag. 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Olt. 


\ov. 


Die. 


Messaaclimiira ., 

D 




-t- 
























Propagazione _ 




-5 
























Fioritura f. 




p=- 


— 
























Le epoche indicate hanno validità generale per il nord, il centro e il sud d 'Italia 
con tendenza ali 'anticipo man mano che dal nord si scende ai sud del Paese 



18 



V]TÀINCAMl\\n\A Cauli* 



secche; si fanno seccare al sole e si con- 
servano all'asciutto, così come sono, 
senza farcì nulla. 

GLI ANEMONI DEI BOSCHI 

In questo gruppo si comprendono al- 
cune interessanti specie che crescono 
selvatiche nelle zone boschive e nei vec- 
chi parchi, soprattutto in posti freschi ed 
ombrosi; sono presenti soprattutto sulle 
Alpi e sugli Appennini fino ad altitudi- 
ni di 1500 metri. 

Si tratta di anemoni molto appari- 
scenti, soprattutto quando si possono 
ammirare delle grandi distese fiorite 
all'inizio della primavera, di solito in 
aprile. 

La specie più comune è V Anemone 
rtemorusa. il più tipico anemone dei bo- 
schi conosciuto anche come anemone 
bianco o. ini propri amen le, come ranun- 
colo bianco, in quanto per diversi aspet- 
ti somiglia a certi ranuncoli selvatici. E 
una pianticella erbacea alta al massimo 
20 centimetri con radici ingrossate e ri- 
zomatose che si espandono rapidamen- 
te; le foglie sono riunite a tre lungo gli 
steli e a loro volta sono composte da tre 
segmenti palmati assai incisi e dentati: i 
fiori sonii solitari, del diametro di circa 
2,5 centimetri e sono composti general- 
mente da 6 sepali di solilo bianchi; tal- 
volta i fiori hanno striamre violette. 
Questo anemone si può anche coltivare e 
a tale scopo si preferiscono delle varietà 
orticole a fiori più appariscenti o doppi, 
di vari colori. 

Nel sottobosco dei giardini si coltiva 
di preferenza l'anemone bfu, cioè l'Ane- 
mone bianda, originario dell'Asia Mi- 
nore, che fiorisce precocemente, già a 
fine febbraio o a marzo e che è vera- 
mente attraente per il colore molto in- 
tenso; si conoscono diverse varietà che 
differiscono per la tonalità dei fiori per 
lo più di colore biu. 

Ricordiamo anche l'inconfondibile 
Anemone narcissìflora, spontaneo in 
Italia, che fiorisce da maggio a luglio; si 
distingue per i fiori di solilo bianchi, 
piuttosto piccoli e riuniti ineleganti om- 
brelle terminali. 

[.a coltivazione. Questi anemoni so- 
no di facile coltivazione. Si interrano i 
bulbi all'inizio dell'autunno o nel lardo 
inverno alla distanza di circa 40 cm co- 
prendoli appena di terra, lasciandoli poi 
a dimora definitivamente. E importante 
collocarli in terreni freschi o poco om- 
brosi, pralìcamente nel sottobosco lumi- 
noso, se si vogliono ottenere dei risulta- 
li pienamente soddisfacenti. 

A Sono invece da escludere i terreni 
poco profondi, calcarei, asciutti o 
siccitosi. 

Si possono riprodurre anche per se- 
me, ma di solito si propagano eseguen- 




Bei!a distesa dì Anemone nemorasa. fa spècie più comune dei gruppo degli anemoni 
dei boschi 




A sinistra; Anemone bianda, A desini: Anemone narcìssìfìora 



do la suddivisione dei vecchi cespi a fi- 
ne inverno, per ripiantarti in altre aiole 
opportunamente preparate. 

Luciano Creili 

V) Esìstono altri tre grappi di anemoni non 
presi in considerazione in queslo articolo: 

- Anemoni dei giardini (o giapponesi). 
Derivano &MV Anemone juponkit e com- 
prendtrao numerose specie erbacee a porta- 
mento eretto che fioriscono tra la fine 
dell'estate e l'inizio dell'autunno: 

- Anemone fegatella. La specie pia interes- 



sante del gruppo b Anemone hepatìca (clas- 
sificata anche come Uepaiicù trìloba}. Ha i 
fiori azzurri ed è ben conosciuta anche come 
pianta curativa; 

- Anemoni alpini. La specie più comune è 
F Anemone ptdffititlQ (che più propri a meri le 
va classificata come Pulsatilla mlgaris) ed è 
conosciuta come pulsaiilla o erba del diavolo. 

Gli anemoni delle diverse specie si trovano 
lan facilita pressa 1 mi^h^n vwaisti e gar- 
den center. Si consulti in proposito anche 
l'elenco dei vivai consigliali pubblicato sul 
n„ 9/2000 a pag. 45. 



VITA TN CAMPAGNA 1 IO00 



19 



L'ORTO 



Ortaggi per tutto l'anno 

Nello schema grafico delle pagine seguenti sono proposti per ogni mese i principali ortaggi -coltivabili 
nell'orto Famigliare (se necessario con l'aiuto di prolezioni) - che è possibile avere sulla nostra mensa 



Gli ortaggi hanno dimensioni e ca- 
ratteristiche esteriori assai diverse da 
specie a specie e pure nell'ambito della 
stessa specie la conformazione del- 
r enorme numero di varietà dà origine 
ad una «anima di prodotti assai diversi- 
ficata, in rapporto anche alle consuetu- 
dini alimentari delle varie zone dì colti- 
vazione. 

La produzione a livello internaziona- 
le e la grande distribuzione tendono a 
standardizzare i prodotti , e questo aspet- 
to - che ha Liti positivi t negativi - ha 
avuto come conseguenza la rivaluta/io- 
ne di tutta una serie di prodotti orticoli e 
varietà locali derivanti da tradizioni a 
volte secolari e capaci di venire incontro 
a richieste magari limitale, ma ben qua- 
lificate (prodotti di nicchia). 

I PERIODI DI RACCOLTA 
NEGLI ORTI FAMIGLIARI 

Nella tabella riportala alle pagine se- 
guenti viene preso in considerazione il 
periodo di raccolta più consueta negli 
orti famigliari (pianura padana). Con 
l'adozione di protezioni, di appropriate 
varietà, per mezzo della produzione di 
piantine COD il pane di terra ottenute sot- 
to protezioni riscaldate, vi è comunque 
la possibilità di estendere il periodo di 
raccolta. Questo è un aspetto che inte- 
ressa notevolmente il pìccolo orticolto- 
re, ma risulta fondamentale per i colti- 
vatori di professione. 

Ad esempio, il cavolfiore che negli 
orli famigliari della pianura padana si 
raccogli', di regola da fine estate ali ini- 
zio delle gelale, viene prodotto, a livel- 
lo professionale, anche in primavera e 
per parte dell'estate impiegando le va- 
rietà adatte al periodo. Sulla durata del 




Carota 

periodo di raccolta influisce poi l'anda- 
mento meteorologico stagionale. 

È necessario ricordare inoltre che il 
periodo di utilizzazione è diverso rispet- 
to a quello di raccolta perché molti pro- 
dotti ortìcoli si possono conservare a 
lungo (patate, cipolle, aglio, zucche, ma 
anche cavoli cappucci invernali, radic- 
chi e cicorie da cespo, cavoli rapa) os- 
servando solo semplici precauzioni ri- 
guardanti specialmente la temperatura 
dell'ambiente di conservazione. 

ORTAGGI: CLASSIFICATONE, 

PARTI CHE SI CONSUMANO 
E PESO INDICATIVO 

Gli ortaggi riportati in ordine alfa- 
betico in questa pagina e in quelle suc- 
cessive sono qui di seguilo suddivisi 
per famiglia e per ciascuno sono state 
indicate le parti principali destinate 
all'alimenta/ionc (Pc). I pesi (Ps) so- 
no largamente indicativi e rispecchiano 
in media quelli degli ortaggi che si rac- 
colgono negli orti famigliari. E però fa- 



cile ottenere, in rapporto alle varietà 
coltivate, esemplari di maggiori di- 
mensioni (per esempio pomodori di pe- 
so superiore al chilogrammo o zucche 
che raggiungono decine di chilogram- 
mi) che spesso costituiscono un vanto 
per il piccolo orticoltore. 

• Chenopodiaeee 

Bietola da coste, Pc: insieme delle 
foglie basali riunite in rosetta; la raccol- 
ta può venire eseguita anche foglia per 
foglia. Ps: da 300 grammi a 2-2,5 chilo- 
grammi. 

Barbabietola da arto. Pc: radice tra- 
sformata per contenere sostanze di ri- 
serva; taluni consumano pure le foglie. 
Ps: da 20-30 a 300-400 grammi. 

Spinacio. Pc: insieme delle toglie 
basali riunite in rosetta: la raccolta può 
essere eseguita anche foglia per foglia. 
Ps: da 15 a 60-70 grammi. 

■ Composite o Aslenicee 

Carciofo. Pc: infiorescenza detta ca- 
polino; si consumano pure i peduncoli 
che sorreggono le infiorescenze e anche 
le costolature delle foglie. Ps: da 20-30 
u 500-600 grammi. 

Cardo. Pc: costolature delle foglie 
basali e parte delle foglie. Ps: da 300- 
400 grammi a 2.5-3 chilogrammi. 

Catalogna, Pc: insieme delle foglie 
basali riunite in rosetta. Ps: da 200-300 
grammi a 2 chilogrammi. 

Indivia riccia e scarola. Pc: insieme 
delle foglie basali riunite in rosetta. Ps: 
da 200 grammi a 1,2-1.3 chilogrammi. 

Lattughe da cespo. Pc: foglie rag- 
gruppate in teste o palle. Ps: da 150 a 
900-1.000 grammi. 

Lattughe e cicorie, da raglio. Pc: fo- 
glie che una volta tagliale ricrescono 




Cavolfiore 



Cavolo cappuccio 



24 



VITA IN (.■M-fr.-U'NA I \'2ìK\'\ 



Epoc 


de di raccolta di alcuni ortaggi comuni 


Ortaggio 


Con. 


Feb. 


Mar. 


Apr. 


Ma K . 


Giù. 


log- 


Ago. 


Set. 


OH. 


Nov. 


Die. 


Aglio 


















































































Asparago 


























J_ 








































































M 

ISarha bietola da orto ^^C 
































































































Basilico -""P 






























































































Bietola da coste M^^ 








































































































Carciofo 












































































Cardo $r 


















































































Carota fr 
























































































MB 
Catalogna 


























































































Cavolfiore ■%*¥> ' 


























































































Cavolo broccolo ^^W| 
























































































Cavolo cappuccio ^wP 








































































































Cavolo di Bruxelles f^af 


























































































1 






| 








Cavolo rapa 






















































































Cavolo verza ^m^^ 




























































































Cetriolo e cetriolino 1§r 
























1 
































































Cime di rapa 




















































































Cipolla bianca *=&«** 


























precoce 








Ml'Jivj. 










































Cipolla colorala, cipolline ^r 


















































































il 

Cocomero (anguria) ^^^ 


' 




















































































Fagioli) e fagiolino 5©$T 


































































































Finocchio <É0 
















































































Fragola 
















































































Indivia riccia ^B^ 






































[ ( 























































VI L'A IN L'AMl'AUNA 1 1V2WKI 



sejjie ii pflg, 26 

25 



Epoc 


ie di raccolta di a 


cani ortaggi comuni 


Ortaggio 


Gen. 


Feb. 


Mar, 


Apr. 


Mag. 


Gin. 


Lag. 


Ago. 


Sci. 


Otl. 


Nov. 


Die. 


Lattughe h|P^ 






























1. 




































TT 














ù 

Melanzana ^m 


































■ 


-U 












































Melone S» 












































































Patata «U»U 
























































































Putrita americana 








































































Peperone e pepe renici mi ^P^y 














































































u 

Pisello 3ww D . 


















































































gft 

1* idoru ^HV 
































































































u 

Porro 








































































Prezzemolo 














































j _ 
















































' 






Radicchi e cicorie ^* 
































































































Rad iteli in da radice 








































1 










































M. 

Rapa 
















































1 


































M 

Ravanello e ramolaccio ^fc? 


IT 








-T- 


h 
















































































Rucola 




















































^^ 




































Scarola tPPF 


IT 
















































'' 










































Sedano i; 


















































































Sedano rapa 4*wP 


1 1 
















| 












































1 










i 




1 






Spinacio l^"*^ 












































































Valeria nella 
























































^^ 






















; 


Zucca HP 








































































Zucchina |^ 








































































i™^^n = sotto protezioni. ^^^^ = sodo protezioni solo per cetriolo. Si tenga presente che lo schema è largamente in- 
dicativo dato che sui periodi di raccolta possono inlluire diversi l'attori come l'andamento stagionale e i particolari climi lo- 
cali. Lo schema può essere comunque di aiuto quando si progetta l'attività annuale nel pìccolo orto al fine di disporre, nell'ar- 
co dell'intero anno, di una vasla gamma di ortaggi. 



26 



VITA [NCrtNf l'AC INA I l/Hliiu 



consentendo altre raccolte. Ps: ('). 

Lattughe e cicorie da cogliere, Pc: 
piante raccolte intere costituite dalle fo- 
glie basali riunite in rosette. Ps: da 5 a 
100-120 grammi. 

Radìcchio da radice, Pc: radici tra- 
sformate e carnose. Ps: da 60-70 a 300- 
400 grammi. 

Radicchi e cicorie da cespo. Pc: fo- 
glie raggruppale in teste o palle. Ps: da 
70-80 a 800-900 grammi. 

* Conviti vii Iacee 

Palata americana, Pc: radici carnose 
dette comunemente tuberi o tuberi-radi- 
ci. Ps: da 70-80 a 800-900 grammi. 

■ Crocifero o Brassicacee 

Cavolfiore e cavolo broccolo. Pc; in- 
fiorescenze (cioè l'insieme dei fiori veri 
nel bioccolo e dei «fioretti» nel cavol- 
fiore) dette corimbi; talora viene consu- 
mata anche parte delle foglie. Ps: da 
2(K)-3(K) grammi a 4-5 chilogrammi. 

Cavolo cappuccio e cavolo verza. 
Pc: foglie raggnippate in teste o palle. 
Ps; da 400-500 grammi a 3-4 chilo- 
grammi. 

Cavolo eli Bruxelles. Pc: foglie rag- 
gruppate in piccole teste. Ps: da 15 a 30 
grammi. 

Cavolo rapa. Pc: fusto carnoso. Ps: 
da 150-200 a 500-600 grammi. 

Cime di rapa. Pc: infiorescenze con 
fiori non ancóra aperti e le foglie che le 
circondano. Ps: da 150 a 400-500 gram- 
mi. 

Rapa. Pc: radice e parte del fusto in- 
grossati e carnosi Ps; da 30-40 a 600- 
700 grammi. 

Ravanello e ramolaccio. Pc: parte 
del fusto e della radice ingrossati. Ps: da 
5-10 a 200-250 grammi. 

Rucola. Pc: foglie disposte a rosetta 
basale. Ps: ili solito vengono tagliate le 
foglie, ma se viene raccolta la pianta in- 
tera da 5 a 20 grammi. 

■ Cucurbitacee 

Cetriolo e cetriolino. Pc: frutto im- 
maturo. Ps: da 10 a 200-250 grammi. 

Cocomero (angaria). Pc: frutto ma- 
tura. Ps: da 1,5 a 18-20 chilogrammi. 

Melone. Pc: frutto maturo. Ps: da 
200 grammi a 3-3,5 chilogrammi. 

Zucca. Pc: frullo maturo (si consu- 
mano i &emi e solo una parte dei fiori 
maschili, altrimenii non avviene l'im- 
pollinazione). Ps: da 1 a 40-50 chilo- 
grammi. 

Zucchina- Pc: frutto immaturo (si 
consumano pure i fiori maschili ed i se- 
mi). Ps; da 30-40 a 120-150 grammi. 

* Leguminose o Fabacee 

Fagiolino. Pc: frutto immaturo (nel 
fagiolo dall'occhio si utilizzano anche i 
semi sia immaturi che secchi). Ps: da 3- 
4 a 20-25 grammi. 







Cipolla 




Pisello 

Fagiolo da sgranare. Pc: seme sia 
immaturo (ceroso) che secco. Ps: da 0.5 
a 2,5 grammi. 

Pisello. Pc: seme immaturo o secco 
(di alcune varietà dette piselli mangia- 
tutto o taccole si consumano i baccelli 



interi immaturi). Ps: da 0,2 a 0,5 e più 
grammi. 

■ Labiate <> Lamiacee 

Basilico. Pc: foglie. Ps: ( ' ). 

• Liliacee 

Aglio. Pc: bulbo formato da bulbilli 
Ps: da 30-50 a 100-120 grammi. 

Asparago. Pc: germogli (turioni). 
Ps: da 15-20 a 80-120 grammi. 

Cipolla e cipollina. Pc: bulbo. Ps: da 
10-15 a 300-400 grammi. 

Porro. Pc: falso fusto (insieme delle 
basi ispessite delle foglie). Ps: da 80- 
100 a 300-400 grammi. 

• Rosacee 

Fragola. Pc: frutto (falso frutto con 
semi portati all'esterno). Ps: da 2-3 a 
20-30 grammi. 

■ Solanacee 

Melanzana, Pc: frutto (bacca) imma- 
turo. Ps: da 40-50 a 600-700 grammi. 

Patata. Pc: tubero. Ps: da 20-30 a 
700-800 grammi. 

Peperone e peperoncino. Pc; frutto 
immaturo. Ps: da 10-15 a 500-600 
grammi. 

Pomodoro. Pc: frutto sia parzialmen- 
te immaturo che maturo. Ps: da a 15-20 
a 700-800 grammi. 

■ Umbellifere o Apiacee 

Carota. Pc: radice trasformata car- 
nosa. Ps: da 10-15 il 200-300 grammi. 

Finocchio. Pc: grumolo (basi delle 
foglie - guaine - ispessite e raggruppa- 
le tra loro). Ps: da 150 grammi ad olite 
1 chilogrammo. 

Prezzemolo. Pc: foglie disposte a ro- 
setta. Ps: di solilo vengono tagliate le 
foglie, ma se viene raccolta la pianta in- 
tera da 5 a 20-25 grammi 

Sedano. Pc: insieme delle foglie ba- 
sali [soprattutto i piccioli, le costolature 
e solo in parte la lamina delle foglie) riu- 
nite in rosetta. Negli orti famigliari so- 
vente si tolgono le singole foglie senza 
raccogliere la pianta intera. Ps: da 150 
grammi a 1-1.2 chilogrammi. 

Sedano rapa. Pc: radice e parte del 
fusto ingrossali e carnosi (si utilizzano 
pure le foglie). Ps: da 200-250 grammi 
a 1,2-1,3 chilogrammi. 

• Valerianacee 

Yalerìaneila. Pc: foglie di sposte a ro- 
setta basale. Ps: pianta intera da 5 a 15 
grammi. 

Silvio Callnm 

(') È difficile valutare i pesi di numerosi or- 
taggi e piante aromatiche di cui si consu- 
mano le foglie e/o i germogli perché posso- 
no essere inferiori al grammo {peso larga- 
mente indicativo da 0.2 a 2.5 ttiammi). 



VITAINCAMPAGNA 1 1/2MI 



27 



Gli splendidi, rustici, piccanti 
e coloratissimi peperoncini ornamentali 

Il peperoncino è buono e fa bene T ma è anche una pianta dagli indubbi pregi ornamentali, 

soprattutto le nuove varietà appositamente selezionate per balconi e giardini. 

A questa specie rustica, che ama il sole diretto, non devono mai mancare luce e calore 



La pianta del peperoncino appartiene 
al genere Capskum. della famiglia del- 
le Solanacee. Le varietà più diffuse ap- 
partengono alla specie Capsicum an- 
nuum. ma ne esistono di interessanti an- 
che in altre specie ('). Attualmente si 
contano più di 2.000 varietà appartenen- 
ti alle diverse specie del genere, di cui 
solo una pane (circa il 10%} è sfruttata 
a scopi commerciali. 

La zona di origine del peperoncino 
risiede nell'America centro-meridiona- 
le, probabilmente sugli altopiani della 
Bolivia, e pare che lì alcune piante fos- 
sero già presenti all'epoca del paleoliti- 
co (epoca preistorica che va da 2 milio- 
ni di anni fa a 10.000 anni fa). La sua in- 
troduzione nei Paesi del Mediterraneo 
risale all'epoca dì Cristoforo Colombo 
(XV secolo), il quale era alla ricerca del 
pepe delle Indie e si imbatté in questi 
frutti sconosciuti, che vennero descritti 
con entusiasmo sul diario di bordo. 
Purtroppo per questi pionieri, ma per 
fortuna per le genti nostrane, l'introdu- 
zione del peperoncino non si rivelò un 
grande affare, perché presto ci si accor- 
se che cresceva molto facilmente anche 




// peperoncino, come del resto il pe- 
perone, è originario delie Americhe 
ed è stato importato in Europa a ini- 
ziare dai XV secolo 



da noi, rendendo inutili le importazioni 
(bastava porre a germinare i semi estrat- 
ti dalle bacche). 

Tra i Paesi attualmente maggiori pro- 
duttori ricordiamo la Cina, l'India, la 
Nigeria, la Turchia, l'Indonesia, l'E- 
gitto, il Messico e gli Stati Uniti. In 
Europa, famosa è la paprika, polvere ot- 
tenuta dalla macinazione di frutti sele- 
zionati appositamente per il clima un- 
gherese, ma produzioni considerevoli si 



hanno soprattutto in Spagna e in Italia, 
dove l'ambiente elettivo si trova in me- 
ridione (Calabria innanzitutto, ma anche 
Abruzzo e Molise). 

Numerose sono le «popolazioni lo- 
cali» (così si chiamano le selezioni ef- 
fettuate in un ambiente specifico), che 
prendono i nomi più svariati (diavulic- 
chiu, peparussi uschiante, mericanill, 
cerasella, pipazzu, ecc.), purtroppo non 
sempre identificabili in modo preciso. 

LE GRANDI POSSIBILITÀ 
DEL MIGLIORAMENTO GENETICO 

11 peperone, a differenza di altre so- 
lanacee come il pomodoro, è una specie 
che tende ad incrociarsi molto facilmen- 
te, ad opera degli insetti pronubi. Infatti 
questi, attratti dai fiori di quasi tutte le 
varietà, si posano a suggere il nettare e 
si spostano di fiore in fiore a trasportare 
il polline, producendo il ben noto mec- 
canismo dell'impollinazione incrociata. 

Questo rende particolarmente impe- 
gnativo mantenere in purezza le diverse 
varietà: infatti occorre coprire con del 
tessuto non tessuto, o altre barriere, le 






/&Y > 




A sinistra: una beila immagine di Ar* 
lecchino, varietà dagli indubbi pregi or- 
namentali. 

Sopra: come si presenta la pianta di pe- 
peroncino (tavola del XVII secolo) 



VITA JN CAMPAGNA 1 1/llK.KI 



29 






CAMPANULATA 



RETTANGOi.ARFRTROr^CCKONTCA 



Alcune delle forme tipiche dèi frutti di peperoncino ornamentale 



piante da cui estrarre il seme, se sono 
presenti nel campo altre varietà, al fine 
di evitare incroci indesiderati. 

Nello stesso tempo, però, è possibile 
sfruttare questa naturale impollinazione 
incrociata per selezionare nuove varietà. 
Naturalmente, una volta individuata una 
pianta con caratteristiche interessanti, 
occorrerà evitare che le sue caratteristi- 
che si rimescolino ulteriormente e per 
questo è necessario porla in autofecon- 
dazione per diversi anni, al fine di arri- 
vare ad una nuova linea pura. 

Fra i primi a cogliere in Italia la va- 
lenza ornamentale del peperoncino fu 
Lelio Uncini, ricercatore dell'Istituto 
sperimentale per l'Orticoltura di Ascoli 
Piceno, che ottenne numerose varietà ed 
ibridi (le prime pubblicazioni risalgono 
al 1967) e pose le basi per ulteriori la- 
vori di selezione. Purtroppo, nonostante 
le sue intuizioni ed il prezioso lavoro dei 
collaboratori, non si sono potuti realiz- 
zare sbocchi commerciali importanti 
per le varietà selezionate. Infatti, ancora 
oggi, il mercato delle sementi è ancora 
in gran parte dipendente dalle selezioni 
estere. 

Qualcosa però si sta muovendo an- 
che in Italia: grazie alla passione, all'en- 
tusiasmo, alla fantasia, e a tanta pazien- 
za, molte nuove varietà stanno nascen- 
do: nel nostro Istituto ( a ), ad esempio. 



con il prezioso aiuto della dottoressa 
Giovanna Bonetti, abbiamo in corso di 
selezione più di .1.000 nuove linee, per 
la gioia di chi vuole unire l'utile (le pro- 
prietà terapeutiche del peperoncino) al 
dilettevole (le innumerevoli possibilità 
di utilizzo a fini ricreativi). 

LA PIANTA E I FRUTTI 

La pianta del peperoncino, ed in par- 
ticolare quella delle selezioni apposita- 
mente create a scopi ornamentali, si pre- 
senta di dimensioni e forme fra le più 



svariate: si va da un portamento cretto 
ad uno più cespuglioso o prostrato; lo 
sviluppo può raggiungere 2-3 metri dì 
altezza ma può essere molto più ridotto, 
fino ad una crescita tipo «bonsai», con 
pochi centimetri di altezza. 

Il colore delle foglie e dei fusti può 
presentare diverse sfumature e tonalità 
di verde e assumere tonalità blu scuro 
in alcune varietà, 

1 fiori sono generalmente bianchi, 
ma, a seconda della varietà e della spe- 
cie, non mancano colori diversi, che 
vanno dal viola al bianco screziato di 
viola, al giallo-crema, al verdino, ecc. 
Le dimensioni variano da pochi milli- 
metri ad oltre un centimetro di diametro. 
I fiori, inoltre, possono essere sìngoli o 
posti in infiorescenze di diversa forma. 

I frutti possono veramente variare in 
un modo che non può non affascinare 
per l'estrema differenziazione. La- 
sciando agli specialisti le forme più stra- 
ne (e «mostruose»), si evidenzia come si 
possa passare dal tondo all' allungato 
(attraverso innumerevoli forme interme- 
die, che comprendono quelle a lanterna, 
a campana, ecc.), con dimensioni che 
vanno da pochi millimetri di lunghezza 
ad oltre 25 centimetri. I colori a matura- 
zione variano dal classico rosso a diver- 
se tonalità di arancio al giallo (ocra, ci- 
trino, ecc.). non tralasciando colori par- 
ticolari come quello marrone del Chili 
de Onza. Ma non è solo il colore a matu- 
razione che cambia: l'aspetto ornamen- 
tale è dato anche, e soprattutto, dalla va- 
riazione di colore durante i vari stadi di 
maturazione: si va dal verde cupo al blu 
scuro, al rosso, o dal verde-citrino al 
giallo, all'arancio, al rosso, e cosi via, 
con innumerevoli sfumature e tonalità. 

LE CURE COLTURALI 

II peperoncino richiede più o meno le 
stesse cure del peperone, ma è molto più 
rustico. 

A Come ricordato precedentemente, 
però, non bisogna tare mai manca- 



Ciclo di coltivazione dei peperoncini ornamentali 


Operazione 


Gen. 


Teb. 


Mar. 


Apr. 


Ma». 


Giù. 


Lu& 


Ago. 


Sei. 


Ott. Nov. 


Die. 


Semina 




































Trapianto 


































Concima/ione 




































Fioritura 




































Maturazione' 


























Le epoche indicale, hanno validità generale per il nord, il centro e il sud d 'Italia 
con tendenza ali 'anticipo man mano che dal nord si scende al sud del Paese. Si 
considera la coltivazione all'aperto, con produzione delle piantine, in ambien- 
te protetto. 



30 



'■;r \ im .\\'\>\<n\ ■■. i'.ni.:- 



Ecco cosa occorre fare contro i parassiti 

La difesa fitosanilaria è meno impegnativa ri- 
spetto ad aftre solanacee e con unti corretta at- 
tuazione delia coltura si possono eliminare gli 
interventi antiparassitari. E però parimenti im- 
portante utilizzare materiale di propagazione 
(semi e piantale) di qualità, evitare un 'eccessi- 
va fittezza di impianto, limitare le irrigazioni e 
le concimazioni azotate al necessario, ecc. 
Contro le tracheomicosì (A) (VertìcììlìtutL, 
Fusarium, ecc.) non esistono rimedi validi ed è 
meglio eliminare le piante colpite. Lo atessa di- 
casi per le piante colpite da virosi (B). 
Tra gli insetti, gli afidi (C) (1,5 mm), rappre- 
sentati da Aukieorthum solami e Myzus persi- 
cae. infestano i fiori e Se foglie causando rallen- 
tamenti vegetativi e la deformazione del lembo 
delle giovani foglie, mentre sulla melata da es- 
si prodotta trovano un ottimo substrato di svi- 
luppo i funghi agenti di fttmaggine. Nei loro 
confronti lo difesa va effettuata solo se viene ri- 
levata la presenza di infestazioni di significati- 
va importanza, tenendo presente che sui pepe- 
roni ornamentali le loro popolazioni rimango- 
no in genere a livelli contenuti: potete interve- 
nire con imiàaclùpHd-17,8 (non classificato), 
alla dose di mi 0, 7 per litro d 'acqua. 
Infine, eventuali attacchi di limacce (D) (8-12 
cmj, se i vasi vengono posti in ambiente umido 
e vicino al. suolo, possono essere combattuti 
con l'uso di esche avvelenate (ad esempio con 
prodotti a base di metiocarb da distribuire a 
spaglio ai margini della coltura} non appena si 
notano i parassiti e rasure sulle foglie. 




re luce e calore, che sono gli elementi 
principali per il successo della coltiva- 
zione; se non si possono porre in pieno 
sole le piante per tutta la durata del ci- 
clo, occorre esporle al sole diretto per 
almeno alcune ore o comunque davanti 
ad una finestra, con quanta più luce pos- 
sibile. Per quanto riguarda l'umidità del 
suolo, è bene evitare di fare asciugare la 
terra, ma si può ancora porre rimedio se 
la pianta tende solo ad appassirsi, l'im- 
portante è che non si dissecchi! È bene 
anche evitare ristagni prolungati, che 
nuocciono in genere alla maggior parte 
delle orticole. La pianta del peperoncino 
è sensibile al gelo e pertanto all'aperto è 
solo stagionale. Se coltivato in vasi, 
questi possono essere posti al riparo in 
luogo luminoso prima delle gelate, e poi 
riesposti Tanno seguente. 

Concimazione. Le esigenze nutri- 
zionali sono abbastanza modeste per ga- 
rantire la sopravvivenza, ma, se si vuole 
tuia crescila rigogliosa, occorre apporta- 
re gli elementi nutritivi (azoto, fosforo e 
potassio) che caratterizzano la concima- 
zione delle principali piante ortive. so- 
prattutto se si coltiva la pianta in vaso. In 
genere sarà sufficiente un concime com- 
plesso del tipo Nitrophosku, Idrofloral o 



Poniter apportandone le dosi consiglia- 
le in etichetta. 

Mario Dattorno 

(') Capsicum frutescens (Ira cai MTubasco è 
forse il più noto!, Capsicum ehtnense {il più 
piccante del mondo, ('Habanero, apparitene 
a questa specie), Capsicum baccatum (il 
Rocorìllo è fra i più illustri protagonisti), 
Capsicum pubescenti (dai semi neri, fra cui 
il gradevole RoCQto); ina non è finita qui: fra 
i progenitori dell'attuale peperoncino si an- 
noverano anche altre specie particolari e po- 
co conosciute, carne Capsicum cardenasii, 
Capsicum chacaense, Capsicum eximtttm, 
Capsicum gaUipagoense, Capsicum schoh 
tianum e Capsicum lavarti. 

{') Azienda Agraria Sperimentale Stuart) 
(presso l'azienda si possono trovare tulle le 
varietà citate nel testo) - Strada Madonna 
dell'Aiuto, 7/A - 43016 S. Pancrazio 
(Parma) - Tel. 0521671569 - Fax 
0521672657 - E mail: dadomo@stuard.it. 



CONTROLLO 



i n I " 7 I AL I6-I&-: 



Puntali- pubblicate. 

• Gli spiendidi. rustici, piccanti e colora- 
tissimi peperoncini ornamentali (n. 
1 1/3000). 

Prossimamente. 

• La col ItJCiizi one in hordure. in vaso, orlo 
e giardino. 



Le proprietà alimentari 

e terapeutiche 

del peperoncino 

Contrariamente ali 'abitudine di 
molli estimatori di questo vegetale, 
seconda diversi medici e ricercatoli 
il peperoncino andrebbe mangiato 
crudo per poter apprezzare le sue 
virtù curative. Molte patologie sa- 
rebbero anzi prevenute dall'assun- 
zione regolare e in dosi appropriate 
di peperoncino crudo in polvere. 
Aterosclerosi, infarti, emormidi, ul- 
cere, ragadi, artrosi, reumatismi, 
ipercoiesterolemia, varici sarebbero 
influenzate favorevolmente da alcu- 
ne componenti del peperoncino, in 
particolare dalle vitamine A e C, 
presenti nella polpa, e dalla vitami- 
na E, presente, nei semi. Come è no- 
to, queste sostanzi-' esercitano una 
potente attività antiossidante. In al- 
tre parole, le vitamine riparano 
pwntamenie i danni pwvocati sulla 
struttura cellulare (soprattutto dei 
capillari sanguigni ohe trasportano 
ovunque il benefico sangue ossige- 
nato) dalV invecchiamento biologi- 
co, ma anche dai farmaci, dall'in- 
quinamento ambientale, dall'ali- 
mentazione scorretta. 
Attenzione alle dosi, però! Secondo 
il Servizio dietologico dell'ospedale 
S. Giovanni di Roma, per avere un 
effetto apprezzabile non si dovrebbe 
scendere, al di sotto della soglia mi- 
nima terapeutica giornaliera che 
corrisponde a ì grammo di polvere 
di peperoncino crudo ogni 10 chilo- 
grammi di peso corporeo (si calcoli 
che un cucchiaino piccolo da caffè 
non troppo colmo corrisponde a cir- 
ca 3 grammi). 

Un'altra proprietà del peperoncino 
è tradizionalmente sfruttata nei pae- 
si caldi. L'aggiunta di questa spezia 
agli alimenti li rende, non solamente 
più. gustosi, nui anche più sani, li pe- 
peroncino, infatti, è una fonte di an- 
tibiotici naturili contro fioight e bat- 
teri portatori di malattie. Ricercatori 
delta Cornei! University (New York) 
hanno verificalo che il peperoncino 
inibisce la crescita dell '80% dei ger- 
mi testali. 

Il peperoncino è anche dotato di ima 
buona azione revulsiva (cioè riattiva 
fa circolazione locale). Per questo 
sono disponibili in farmacia e in er- 
boristeria unguenti e cerotti a base 
di peperoncino che possono essere 
utilizzati per applicazioni esterne in 
caso di artrosi e nevralgie. 

Paolo Pisoli 



VTTA I SCAMPAGNA LI,0:iiiii 



31 



IL FRUTTETO 









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Noce da frutto: la scelta delle varietà 
europee e californiane 

Per una coltivazione priva di inconvenienti è preferibile ricorrere a varietà rustiche e affidabili, ben 

adattate all'ambiente di crescita. Vi proponiamo L'esempio di due piccoli noceti famigliali. 

uno composto da varietà europee e l'altro da varietà californiane 

11 noce è stato diffuso nel corso degli 
anni negli ambienti più diversi, da quel- 
li freddi del Nord ai Paesi caldi che co- 
steggiano il Mediterraneo, favorendo lo 
sviluppo di centinaia di varietà. 

A questo riguardo tenete presente 
che il modo migliore per non incorrere 
in insuccessi nella coltivazione di que- 
sta specie è quello di preferire le varietà 
più rustiche e affidabili, quelle varietà 
cioè che hanno dimostrato nel tempo 
una buona adattabilità all'ambiente di 
crescita. 

Le varietà europee, per esempio, so- 
no consigliabili per la rusticità e la ca- 
pacità di ambientamento nelle diverse 
zone di coltivazione, per la resistenza al- 
la siccità e al gelo invernale. Per contro 
possono risultare sconsigliabiii per il 
fatto che ritardano l'entrata in produzio- 
ne e richiedono, per ["elevato vigore ve- 
getativo, uno spazio adeguato. 

Le varietà californiane, invece, sono 
consigliabili soprattutto per la loro ca- 
pacità di fruttiti care sulle gemme latera- 
li e non solo su quelle terminali, come 
avviene per quelle europee. Per contro 
possono risultare sconsigliate per il fat- 
to che hanno il germogliamento e la fio- 
ritura precoci che le rendono soggette ai 
geli primaverili. 

Quali varietà allora è meglio mettere 
a dimora'.' Per prima cosa vi consiglia- 
mo di contattare eventuali agricoltori 
della zona che coltivano il noce per co- 
noscere le varietà più diffuse e adattate 
all'ambiente di crescita in quanto i pre- 
gi e i diletti possono essere più o meno 
evidenti a seconda dell'andamento cli- 
matico. 

Per orientarvi nella scelta abbiamo 
approntato due esempi di noceto, uno 
con sole varietà europee ed uno con va- 
rietà californiane (più un impollinatore 
europeo). È chiaro che si possono me- 
scolare la varietà riportate nei due esem- 
pi facendo però sempre attenzione ad in- 
serire gli impollinatori. 

NOCETO 1 : LE VARIETÀ 
EUROPEE CONSIGLIATE 

Cocchi. Risultano così denominati i 
frutti di grossa pezzatura dei noci coìti- 
vati in Piemonte ed in particolare nella 




Cocchi (a sinistra) e Sorrento 
(a destra) a confronto 



Sorrento 



provincia di Cuneo, Si tratta, per il mo- 
mento, di una popolazione di piante 
moltiplicate per seme particolarmente 
vigorose e caratterizzate da una scarsa 
uniformità di forma e pezzatura dei frut- 
ti dovuta alla forma di riproduzione ('). 
Le noci di questo gruppo presentano di- 
mensioni elevate, quasi mostruose, e 
possono avere una forma allungata con 
la base piatta e l'apice appuntito, oppu- 
re una forma quadrata o una forma in- 
termedia. 







Noceto 1: varietà europee 




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f 


r 


Si Tratta di un piccolo 
frutteto (500 itf) in un ter- 
reno fertile e irriguo. Le 


■ 




■'. 




piante [Ì-Coccki, 2-Sor- 










rento, 3-vahetà impoili- 




? 






f 


¥ 


natrice Franquette) assi- 
curano una produzione di 




1 








il. 




circa 100-150 kg di noce 












in settembre-ottobre. 








, 2 


DO 


N.B.: date ie caratteristi- 








■ 


i. 


1 

! 


che della varietà, si consi- 
glia di sostituire, nei climi 
del nord Italia, la varietà 










Sorrento con i Cocchi o 
con varietà locali 




8-9 metr 






Alcune caratteristiche delle due varietà consigliate 


Varietà 


Epoca 
di maturazione 


Pezzatura 
del frutto 


Impollinatore 


Coe 


•hi 


Sne settembre-ottobre 


molto g 


ossa 


Franquette 


Sorrento 


settembre 


medio-g 


rossa 


Franquette 



VITA IN CAMPAGNA L I W 



35 




Hartley 



Pome 



Pedro 



Sorrento. È originaria dell'omoni- 
mo paese e risulta molto diffusa in 
Campania e nelle province limitrofe di 
questa regione. Produce frutti allungati 
con base arrotondata e apice appuntito e 
presenta le seguenti caratteristiche: gu- 
scio sottile di colore chiaro, resa elevata 
dello sgusciato che può raggiungere an- 
che il 50%, gheriglio grosso facilmente 
estraibile dal guscio, poco oleoso e di 
sapore gradevole. Le piante di questa 
varietà sono sensibili al gelo invernale e 
alle brinate tardive; per questo motivo La 
coltivazione della Sorrento è consigliala 
al centro-sud del nostro Paese. 

NOCETO 2; LE VARIETÀ 
CALIFORNIANE CONSIGLIATE 

Hartley. È una vecchia varietà ca- 
liforniana ancora molto diffusa per le di- 
mensioni e l'eccellente qualità del frut- 
to. L'albero è vigoroso, con germoglia- 




la varietà impollinatrice Franquette 



mento e fioritura precoci, regolare e 
buona produttività. 

Payne. E una varietà che produce 
frutti di pezzatura grossa con guscio ben 
chiuso, soprattutto sui germogli laterali. 
Le dimensioni dell' albero sono abba- 





Noceto 2: varietà californiane 


i 


£ £ 


.f 


Si tratta di un pic- 
colo frutteto (500 
m 2 } in un terreno 


£ : 


■''"'■- -■"■■-_.- 






fertile e irriguo. Le 
piatite: Ì-Hartley, 
2-Pedro (nord Ita- 
lia) o Payne (cen- 
tro-sud Italia), 3- 
varietà europea 


t 


r f 


F 


3 
e* 

3. 


Franquette tome 
impollinairice. As- 
sicurano una pro- 


' — s* 


-. ... . _ — ... . 






duzione di circa 




f 




170 kg di noce in 
settembre 


1 6 metri 


Alcune caratteristiche delle due varietà 


consigliate 


Varietà 


Epoca 
di maturazione 


Pezzatura 
dei frutto 


Impollinatore 


Hartley 


3 1 decade settembre 


grossa 




Franquette 


Payne 


2" 1 decade settembre 


grossa 




Franquette 


Fedro 


3" decade settembre 


grossa 




Franquette 



stanza contenute e la produttività risulla 
elevala. 

Pedro. Sì tratta di un ibrido ottenu- 
to dall'incroco di Mayette e Payne. 
L'albero presenta vigore moderato e 
produce frutti di grasso calibro e di di- 
screta qualità. 

L'IMPORTANZA DELLE PIANTE 
IMPOLLINATACI 

In entrambi gli esempì abbiamo indi- 
cato come varietà ìnipollìnatrice la 
Franquette, Essa proviene dalla Francia, 
precisamente dalia regione di Grenoble 
(le noci Franquette prodotte in questa 
area vantano la denominazione di origi- 
ne controllata con il nome di «Noce di 
Grenoble»). La pianta è vigorosa, evi- 
denzia una buona resistenza al gelo in- 
vernale e si presta alla coltivazione in 
tutto il nostro territorio. La Franquette è 
una varietà praterandra, cioè la fioritura 
maschile anticipa quella femminile, ma 
coincide con essa per un breve periodo 
e ciò la rende parzialmente autofertile 
(avviene in ogni caso la fruttificazione, 
a fine settenibre-oltobre). 

Raffaele Bassi 

Le varietà citale sono reperibili presso i se- 
guenti vivai: 

- Vivai Bassi Guida - Via M. Tonello. 17 - 
12100 Cuneo - Tel. 0171402149 - Fax 
0171 63435 1 . Sconto Ca ria Verde: 10% fi- 
no al 31/12/200.1 (non cumulatole con altre 
iniziali ve in corso); 

- Fiorasi Nicola - Via Tuoni, 7 - HIDS3 
Riardo (Caserta) - Vivaio: Via Casilina, km 
178 - 81057 Teano (Caserta) - Tel. 
0823888554 - Fax 0823888907, 

i CONTROLLO "Ì'nd'V r'Ì'z'z'V'a L 'wù-Xm"": 



Puntale pubblicate. 






• Noce da frutte: cfliatffiris 


ìcfie t 


d esigen- 


ze(n. 10/2000). 






• Le scelta delle varietà europee 


ecalifor- 


niane.n. 11/2(300). 






Prossima niente 






* Messa a dimora, propagarne 


polanira, 


cure di coltivazione, avvera 


ila, raccolta. 



36 



VITA IN CAMPAGNA I l^t.Kjn 



I PICCOLI ALLEVAMENTI 



Le procedure burocratiche per diventare 
produttori biologici in zootecnia 

La richiesta di ingresso nel sistema di controllo del metodo biologico nel settore zootecnico 

prevede l'espletamento di alcune norme burocratiche - per certi versi complesse - 

per le quali ci si può avvalere dell'aiuto degli organismi di controllo abilitati per legge 



Nel numero 12/1999, a pag. 40. abbia- 
mo presentato il Regolamento Ce n, 
1804/1999 riguardante le norme fonda- 
mentali che gli allevatori di ammali de- 
vono seguire per ottenere produzioni 
biologiche. In quello stesso numero di 
Vita in Campagna ci ripromettevamo di 
pubblicare una serie di articoli - sud- 
divisi per specie animale (pollo, gallina 
ovaiola, anatra e oca, faraona e tacchi- 
no, colombo, coniglio, maiale, ovicapri- 
ni, bovini da latte e da carne, equini e 
api) - su come si imposta un allevamen- 
to biologico. Con l'aiuto del dr. Mauri- 
zio Ardìdn (apprezzato collaboratore e 
membro del gruppo di lavoro ministe- 
riale per l'elaborazione delle linee gui- 
da nazionali di recepitnento del 
Regolamento Ce n. 1804/1999) a parti- 
re da questo numero trattiamo a fondo 
l'argomento. Per prime illustriamo le 
pratiche burocratiche che occorre 
espletare per ottenere la certificazione - 
e quindi il marchio (vedi pagina 14 di 
questo stesso numero) - di allevamento 
biologico. (Red.) 

L'applicazione del Regolamento Ce 
n. 1804/1999 da parte dei produttori dà 
ai consumatori la garanzìa di acquisire 
prodotti di origine animale sani e genui- 
ni, offrendo al contempo agli agricolto- 
ri una preziosa opportunità di reddito. 

Fondamentalmente le linee guida che 



ispirano le produzioni zootecniche con 
il metodo biologico sono - , il rispetto del- 
le esigenze degli animali in produzione 
e dell'ambiente e la trasparenza del pro- 
cesso dì produzione. 

LA SCELTA DELL'ORGANISMO 
DI CONTROLLO 

La prima cosa da fare è scegliere l'or- 
ganismo di controllo (l'elenco completo 
di quelli riconosciuti dal Ministero per 
le politiche agricole e forestali è riporta- 
to a pag. 14 in questo stesso numero) 
che certificherà le produzioni (cioè ga- 
rantirà che gli animali sono effettiva- 
mente allevali secondo le norme previ- 
ste dal regolamento). 

Chiaramente per avere la certifica- 
zione occorre pagare una quota annua 
fissa di iscrizione (che oscilla dalle 
150-000 alle 500.000 lire), oltre a quote 
variabili a seconda delle specie animali 
e delle produzioni da certificare. È quin- 
di hene richiedere a tulli gli organismi di 
controllo il tariffario, specificando gli 
allevamenti che si ha intenzione di ap- 
prontare, e scegliere poi dì conseguenza. 

IL MODULO 
PER LA NOTIFICA 

Prima di tutto si deve compilare in 
originale un modulo ministeriale di no- 




Gli allevamenti zootecnici in regime di agricoltura biologica devono sottostare a re- 
gole precise, come vedremo nei singoli casi concreti a partire dal. prossimo numero 



tifica in duplice copia, con firme auten- 
ticata ai sensi di legge - , la prima copia, in 
carta da bollo (lire 20.000), viene spedi- 
ta alla Regione (sedi provinciali I- 
spettorato regionale agricoltura); la se- 
conda copia, in carta semplice, viene 
spedita all'organismo di controllo pre- 
scelto (entrambe le copie devono essere 
inviate mediante Raccomandata a.r.). 

Nella notìfica devono essere indicati, 
tra gli altri: i dati relativi al dichiarante e 
all'azienda agricola; la produzione con 
metodo biologico; gli allevamenti zoo- 
tecnici; la destinazione commerciale del 
prodotto; oltre all'impegno a seguire le 
operazioni agricole conformemente a 
quanto previsto dai regolamenti comu- 
nitari e nazionali. 

Alla notifica che va inviata all'orga- 
nismo di controllo deve poi essere alle- 
gata la seguente documentazione; 

- planimetria dell'azienda (massimo in 
scala 1:10.000); 

- planimetria delle strutture e dei locali 
adibiti a conservazione, magazzino, pre- 
parazione, stoccaggio; 

- certificati o visure catastali relativi ai 
terreni e ai fabbricati in possesso o nel- 
la disponibilità dell'operatore e connes- 
si all'attività produttiva considerata; 

- copia dei titoli di possesso o disponi- 
bilità di terreni o fabbricati gestiti 
dall'operatore; 

- copia delle autorizzazioni sanitarie 
necessarie o copia della loro richiesta 
all'autorità competente; 

- copia del certificato di attribuzione 
del numero di partita Iva; 

- planimetria dei locali di stabulazione, 
allevamento e mungitura; 

- programma di utilizzo delle deiezioni 
zootecniche (ali. I, par. 7, Reg, Cee 
2092/91) ('); 

- piano di gestione dell'allevamento ( : ). 

E chiara che per l'espletamento di 
tutte queste pratiche è bene farsi aiutare 
da un tecnico dell'organismo di control- 
lo prescelto. 

COME SI COMPORTA 
L'ORGANISMO DT CONTROLLO 

Esaurita questa prima fase, segue una 
visita da parte di un ispcltore dell' orga- 
nismo di controllo che dovrà mettere in 



50 



VITA IN CAMPAGNA I LQO0O 



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I Agricola e Fcir«U(l{MfAF] 



NOTE-ICA ATTIVITÀ 1 Cffl METODO BIOIoClCO ri 



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SEZIONE 11 : PRQJlUZIONf ZOOTECNICHE 



INFORMAZIONI RlKPn.tìtìA f ITO BDO" tlWtTA 1 DI PRtmllZlOrJE ZOcntCHICA 







7/ modulo per la notifica di inìzio attività con melodi) biologico è predisposto ìn diverse parti- A sinistra: iti prima facciata 
dei modulo. A destra: la sezione riguardante le produzioni zootecniche 



risalto lutti gli elementi utili per una va- 
lutazione di idoneità e il periodo e la du- 
rala della conversione dell'azienda 
all' agricoltura biologica. 

Durante la visita viene presa visione 
dell'azienda in tutte le sue parti (am- 
biente esterno, vicinanze o meno a fon- 
ti di inquinamento, coltivazioni dei con- 
finanti, ecc.). 

Ogni anno l'azienda si impegna a co- 
municare all'organismo di controllo il 
proprio programma di produzione, oltre 
a registrare su appositi documenti le 
operazioni effettuate. 

Seguiranno una o più visite ispettive 
durante le fasi del ciclo produttivo e, se 
non ci sono state contestazioni, si può ri- 
chiedere il certificato che ha valore su 
tutto il territorio nazionale ed europeo. 



Per avere la certi Reazione che le pro- 
prie produzioni sono ottenute con meto- 
do biologico l'allevatore deve inoltre se- 
guire specifiche norme di carattere ge- 
nerale ed altre più particolari, caratteri- 
stiche di ogni specie in allevamento (co- 
me meglio vedremo nelle prossime pun- 
tate dedicate alle singole specie). 



Maurizio Arduin 



(') Il programmi! di utilizzo delle deiezioni zootec- 
niche deve contenere le seguenti informazioni: pre- 
visione de] quantitativo di deiezioni zootecniche 
prodotte annualmente: modulila di gestione delle 
delezioni stesse; descrizione tecnica dei siti di ac- 
cumula indicante anche ki loro capacita: periodo 
massimo di accumulo: le tipologie di prodotto otte- 
nuto dulia gestione delle deiezioni zootecniche 
aziendali: la descrizione di quantità medie di N 
(azoto) totale, nitrico e ammoniacale presenti nelle 
varie tipologie dì prodotto derivanti dalla gestione 
aziendale delle deiezioni e destinate allo spargimen- 
to: un piano di spargimento che preveda la quantità 
di deiezioni annue sparse per appezzamento in fun- 
zione delle colture praticate, della rotazione adottata 
e degli apporti di eventuali altri fertilizzami; la den- 
sità di animali in allevamento in rapporto alla super- 
ficie agricola utilizzala aziendale tuie da non supera- 
re il limite massimo di 170 kg di azoto per ettaro; 
eventualesurplusa/iendjdee sua desi inazione, copia 
di accordi formulati con aziende biologiche e non. 
destinatarie del suddetto surplus di deiezioni. 

( : J II piano di gestione dell'allevamento deve pre- 
vedere: il programma di reperimento degli alimen- 
ti ; il programma di gestione della rimonta e della ri- 
produzione; il pimi» sanitario. 
Il programma di reperimento degli alimenti de- 
ve contenere: la specifica del tipo di alimento, di 
forugiiÌLi e dì mangime utilizzali nel corso dell'an- 
no, suddivisi per provenienza, intesa come azien- 
dale, da aziende sottoposte a Controllo ai sensi del 
Reg. Cee n. 2092/9 1 o da aziende convenzionali, e 
quantità in unità di peso della sostanza secca, com- 
presi eventuali additivi, ausiliari e integratori indi- 
cali odi* Ali. Il, parte C e D del Reg. Cee n. 2092/9 1 
modificalo dal Reg. Cee n. 180*59 iva precisato 
comunque che solo per bovini, ovini e caprini è pre- 
1 1 sta una quota di produzione aziendale minima del 
35% mentre pei avicoli, coniali e suini il mangime 
può essere reperito totalmente all'esterno 



dell'azienda); le schede di composizione della ra- 
zione giornaliera tipo per categoria di ani midi in al- 
levamento, indicanti le formule, il rapporto forag- 
li io/concentrali e le percentuali di alimento in base 
alla provenienza espresse in sostanza sceca incerila 
annualmente, secondo le indicazioni dell'Ali. I, lett. 
B, par. 4, compresi eventuali additivi, ausiliari e in- 
tegratori indicali nell'Ali. II. parte C e D del Reg. 
Cee n. 2U92/91 modificalo dui Reg. Cee n. 18(14/99; 
il piano di utilizzo dei pascoli nella disponibilità 
aziendale (solo per bovini, ovini e caprini). 
Il programma di gestione della rimonta e della 
riproduzione deve comprendere: la previsione 
della quota di rinnovo e la sua provenienza (biolo- 
gica e/o convenzionale), la quota di rimonta e pro- 
venienza interna od esterna per le fattrici (bovini, 
bufai ini, equini, suini, ovicaprini, avicoli e conigli; 
per i riproduttori ed in generale il rinnovo dei sog- 
getti in produzione (suini, avicoli e conigli); la pre- 
visione di eventuali eambi di razza allevata e/o di 
indirizzo produttivo. 

Il plano sanitario dev* prevedere: indicazione 
della tipologia e della tempistica di attuazione del- 
le misure generali strutturali preventive e di ordine 
veterinario da attuarsi; indicazione e tipologia del- 
le misure generali di profilassi obbligatoria; indica- 
zione dell'uso dei prodotti fitoterapie! e/o omeopa- 
tici, di oligoelemenli e di prodotti elencati nell'Ali. 
Il parte. C, sezione 3. del Reg. Cee n. 2092/91 mo- 
dificato dal Reg. Cee n. 1 804V99. 



Puntute puhhlicate. 

* Le procedure per diventare produttori 
biologici in znotearia (n. I 1/2000). 
Prossimamente. 

* pollo, gallina ovaiola, anatra e oca, fa- 
raona e lacchino, colombo, coniglio, maia- 
le, ovicaprini, bovini da lane e da carne. 

equini, apicoltura. 



VITA IN CAMPA UNA I \tl\mi 



51 



Un piccolo topo che danza 

Questo minuscolo roditore da compagnia, notissimo co» il nome di topo ballerino. 

è immediatamente riconoscibile, oltre che per la corporatura snella, 
per la particolarità di girare in tondo o su se slesso dando l'impressione di danzare 



Fi i i roditori domestici più munisce- 
li e simpatici va annoverato il topo bal- 
lerino; con ì suoi 6-7 cm di lunghezza 
(più altrettanti di coda), la corporatura 
snella e la tipica colorazione a chiazze 
bianche e nere è ini mediatamente rico- 
noscibile fra i più piccoli roditori da 
compagnia. Osservarlo in movimento 
toglie ogni dubbio circa la sua identità: 
il topo hallerino deve infatti il suo nome 
alla singolare caratteristica di mettersi 
sovente, per qualche istante, a girare in 
tondo in piccoli cerchi o addirittura su 
se stesso ad una velocità Incredìbile:, do- 
po dì che prosegue tranquillamente per 
la sua strada soffermandosi ad annusare 
qua e là come un topolino qualsiasi. 

È PACIFICO E DI FACILE 
ALLEVAMENTO 

TI topo ballerino è una bestiola di in- 
dole pacifica, di regola mai mordace 
con le persone e ben più docile di un co- 
mune criceto o di uno scoiattolo. Sì la- 
scia facilmente maneggiare e non ri- 
chiede cure particolari per mantenersi 
vivace e in buona salute. 

Date le dimensioni ridotte e la cor- 
poratura snellii va alloggiato in gabbie 
per piccoli roditori munite di rete o sbar- 
rette adeguatamente fitte per evitare fu- 
ghe, o ancor meglio in vaschette di 
plexiglas* o plastica trasparente (vedi 
foto) con coperchio in rete. Sul fondo va 
posto uno strato di un paio di centimetri 
di granulato assorbente per roditori o, in 
alternativa, segatura grossolana o tru- 
cioli non polverosi. Come i criceti, i to- 
pi ballerini tendono a concentrare i pro- 
pri escrementi in un angolo della gab- 
bia, il che facilita le pulizie. Una casu- 
pola di legno o plastica e qualche gio- 
chino possono completare l'arredo del- 
la gabbia offrendo a questi topolini una 
sistemazione confortevole e l'occasione 
di muoversi e combattere la noia. 

L'alimentazione. La dieta è fonda- 
mentalmente costituita da granaglie e 
frutta secca sgusciata, alle quali vanno 
aggiunte frutta e verdure fresche a pez- 
zettini per sopperire alle carenze vitami- 
niche. Essendo dei topolini, gradiscono 
i noi (re una grande varietà di cibi quali 
carne, uova, pesce, formaggi, pane, pa- 
sta, riso, biscotti, persino alimenti per 
cani e gatti; nutrirli non è quindi un 
grosso problema, anche se raccomando 

Adi non somministrare alimenti ap- 
pena tolti dal frigorifero o di diffi- 



// topo 

ballerino deve 
ti tumie alla 
singolare 
caratteristica 
di mettersi 
sovente, 
per qualche 
i sta fife, 
a girare in 
tondo o 
addirittura 
su se slesso 




Cile digestione per animali così minu- 
scoli, come ad esempio patatine fritte, 
snack salati, gelati o creme varie. 

L'acqua di bevanda va offerta fresca 
ogni giorno entro pìccole vaschette o 
abbeveratoi a sifone o a goccia. 

La riproduzione. Maschio e femmi- 
na si distinguono facilmente per la 
conformazione esterna dei genitali: nel 
primo lo sbocco dell'uretra si distanzia 
dall'ano in misura maggiore che non 
nella femmina. Nel maschio adulto, 
inoltre, la presenza dei testicoli compie- 








In alto: i topi ballerini si nutrono di gra- 
naglie, fruita secca sgusciata, fruita e 
verdure fresche, ma non disdegnano 
molti altri alimenti {vedi festa}. In bas- 
so: / piccoli vengono al monda lindi, eie- 
chi e sordi 



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tamente sviluppati determina un eviden- 
te rigonfiamento nella zona alla base 
della coda. Come tutti i topi, anche i to- 
pi ballerini manifestano una certa ag- 
gressività reciproca, più accentuata fra 
maschi, soprattutto se lo spazio a dispo- 
sizione è ridotto. Una gabbia di cm 
40x30, ad esempio (l'altezza non conta, 
dato che queste bestiole non si arrampi- 
cano), può ospitare agevolmente una 
coppia, o al massimo un maschio con 
due femmine. Gli esemplari da colloca- 
re nella medesima gabbia dovrebbero 
sempre essere di pari dimensioni. 

Se una coppia si riproduce, cosa che 
avviene con grande facilità, bisogna al- 
lontanare i piccoli non appena si rendo- 
no indipendenti (verso i 15-20 giorni dì 
età), altrimenti il padre inizierà ad ag- 
gredirli con sempre maggiore violenza 
(accanendosi in particolare contro i gio- 
vani maschi), arrivando persino ad ucci- 
derli. Ma lino a quel momento, finché 
cioè sono troppo piccoli per costituire 
una minaccia alla sua territorialità, il to- 
po ballerino si mostra un padre assai tol- 
lerante se non addiritnra amorevole 
(spesso infatti soggiorna nella tana ac- 
covacciato assieme ai neonati). Anche 
con la sua compagna il maschio adulto si 
comporta ùi maniera mite, tanto che la 
coppia può essere lasciata sempre insie- 
me. La gestazione dura circa 20 giorni e 
i 5-7 piccoli nati per ogni figliala vengo- 
no al mondo nudi, ciechi e sordi in una 
piccola tana scavata nella lettiera, gene- 
ralmente dentro la casella se questa è di- 
sponìbile. La topolinaè in genere nuova- 
mente fertile già il giorno del parto. 

Daniela Perniceni 

Questi topolini sono facilmente reperibili nei 
negozi di animali al costo dì 25.000-30.000 li- 
re alla coppia. 



VITA IN (."AMFAGNA ! !/-< 



53 



L'AGRICOLTURA BIOLOGICA - L'AMBIENTE 

Le rustiche e versatili tamerici 

Le tamerici (appartenenti a! genere Tamarix) sono piante caratterizzate da una elevata rusticità. Molto 

diffuse, ma poco conosciute, sono preziose e utili per le molte utilizzazioni. La Tamarix gallica, 

la più diffusa in Italia allo stato spontaneo, può essere utilizzata per la difesa del suolo 



La Tamarix gallica {chiamata anche 
tamerice eip-ressina o scopa marina) è 
una pianta comune in tutte le regioni 
d'Italia allo stato spontaneo, molto 
spesso utilizzata per la difesa del suolo. 



PER 



LE TAMERICI 
.A DIFESA DEL SUOLO 



Tamarix gallica, intatti, ha consenti- 
to, in abbinamento con akre opere 
idraulico-forestali, di bloccare la diffu- 
sione dei cosiddetti «calanchi» o di im- 
pedirne la formazione. Questa forma di 
degrado del suolo, che nel giro di pochi 
anni trasforma ima verde collina in un 
paesaggio lunare, è tìpica degli Appen- 
nini e risulta di difficile controllo in 
quanto si verifica nelle zone dove il ter- 
reno risulta particolarmente instabile, 
argilloso e con un pH talmente elevato 
(8,5-9) che non è tollerato dalla quasi to- 
talità delle specie arboree. 




Sullo sfondo i calanchi tipici del- 
l'Appennino: con l'impiego delle tame- 
rici e stato possibile bloccare questa pe- 
ricolosa forma di degrado ambientale 

La tamerice, per l'elevata rusticità e 
resitenza alla siccità e alla salsedine, è 
largamente utilizzata nelle opere di di- 
fesa del suolo che è risultata anche ac- 
celerata e facilitata dalla possibilità di 
riproduzione della pianta per talea. 

Inoltre, viene impiegata per limitare 
l'erosione lungo le rive dei corsi d'ac- 
qua e per realizzare fasce frangivento. 

ALTRI UTILIZZI 
DELLA TAMARIX GALLICA 

Dai ceppi di Tamarix gallica i pro- 
duttori agricoli, con il taglio annuale dei 
rami, ricavano il materiale che venivate 
viene ancora oggi, utilizzato per: 
/ sostenere le colture orticole rampi- 
canti (i rami di un anno di 'Tamarix gal- 



lica presentano una lunghezza media 
che si aggira sui 150 cm, sono dotati di 
numerosi rametti anticipali e si prestano 
egregiamente come sostegno per i pisel- 
li rimpic mti 1 fagioli rampicanti, 1 ce- 
trioli, ecc.); 

/ realizzare ramazze (questa risultava 
un tempo l'utilizzazione più diffusa!; 
/ realizzare staccionate di modesta lun- 
ghezza destinate a rinchiudere gli ani- 
mali di bassa corte, 

LE CARATTERISTICHE 
BOTANICHE 

La tamerice assume aspetto arboreo 
o di arbusto cespuglioso. 

Le radici presentano un notevole 
sviluppo in senso verticale e ciò con- 
sente alle piante una forte resistenza al- 
la siccità. 

1 rami, a seconda delle specie, pos- 
sono essere cretti o pcnduli; sono ricchi 
di rametti anticipili e la corteccia, di co- 
lore rossastro, è ricca di tannino. 

Le foglie sono piccole, sessili (cioè 
senza picciolo), squamiformi, acute o 
acuminate, sempreverdi o soggette alla 
cascola autunnale, di colore verde chia- 
ro, opaco. 

1 fiori, raccolti in spighe o racemi, 
sono piccoli, quasi sessih (cioè senza 
peduncolo}, di colore diverso che varia 
dal bianco al rosa più o meno carico. 

I semi sono numerosi, piccoli, carat- 
terizzati da un apice peloso o piumoso. 

LE ESIGENZE DI TERRENO 
E CLIMA 

In Palestina, il turista che .si avventura 
ncir interno di quella depressione al cen- 
tro della quale si trova il Mar Morto ha la 
passibilità di rilevare che l'unica pianta 
che riesce a vegetare fino a pochi metri 
dalla sponda, nonostante l'elevata pre- 
senza di sale nel terreno (cloruro di so- 
dio), è la tamerice. Le tamerici manife- 
stano anche una elevata resistenza alla 
siccità prolungata e si adattano facilmen- 
te ai terreni sciolti, ghiaiosi, fortemente 
argillosi, di bassa fertilità e con un pH 
che varia da 5,5 a 8,5 (da molto acido a 
mollo alcalino!!. 

Riguardo al clima le piante possono 
subire dei danni da gelo quando la tem- 
peratura minima scende oltre 10-12° C 
sotto lo zero. 







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Tamarix gallica dell'età approssimati- 
va di 50 anni. In basso: iti fioritura 




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55 




In alto: piante di tamerice dell'età di 8- 
W anni che vegetano sulla spiaggia dì 
una località della Riviera Ligure poco 
prima della palatura invernale. In bas- 
so: le piante dopo la potatura 








Le altre specie di tamerice coltivate in giardino 



Oltre alla specie spontanea Tamarix 
gallica sono coltivate nel nostro Pa- 
ese alcune tamerici ornamentali re- 
peribili a livello vivaistico (vedi 
elenco in calce ali 'articolo). Tutte 
abbisognano delle stesse cure di 
coltivazione della Tamarix gallica. 
\-Tamarix parvifìorp (Tamarix tp- 
tranda). È un arbusto che presenta 
uno sviluppo leggermente superiore 
alle altre specie di tamerice. I rami 
sona di colore rosso brunastro piut- 
tosto lunghi e flessibili. Fioritura: 
avviene nei mesi di marzo-aprile 
con fiori di colore rosa carico. 
2-Tamarix penlandra (Tamarix ae- 
stivùlis). Questa specie evidenzia un 
interessante aspetto ornamentale e 
decorativo durante fa fase di fioritu- 
ra. Le foglie sono piccole, di colore 
verde fendente al grigio chiaro. 
Fioritura: nei mesi dì luglio-agosto 
svduppa dei racemi fiondi termina- 
li, cioè dei grappoli di fiori (di colo- 
re rosa), sull'apice dei rami svilup- 
pati durante l 'anno. 
3-Tamarix ramosissima «Pìnk ca- 
scante». E un arbusto piuttosto vigo- 
roso dotato di robuste ramifì e azioni. 
Presenta delle foglie minutissime e 
leggermente pruinose, di colore ver- 
de chiaro. Fioritura: avviene in lu- 
glio-settembre con fiori di colore ro- 
sa chiaro. 




NOTE Dr COLTIVAZIONE 

Potatura. Nelle regioni dove la ta- 
merice è prestine presso molte abitazio- 
ni rurali la varietà più diffusa è Tamarix 
gallica. In questo caso la pianta viene 
capitozzata annualmente con U taglio 
dei rami di un anno. Se invece la pianta, 
indipendentemente dalla specie, risulta 
coltivata lungo viali, giardini, parchi e 
zone litoranee deve essere sottoposta 
periodicamente, cioè ogni 2-3 anni, ad 
un leggero sfoltimento che consente un 
continuo rinnovo della chioma. Se la 
pianta è presente lungo le rive dei corsi 



d'acqua e nelle zone dove riveste la fun- 
zione di difesa del suolo, raramente de- 
ve essere sottoposta a potatura. 

Irrigazione. Quando la pianta svol- 
ge una funzione prevalente di carattere 
ornamentale, nonostante V eccezionale 
resistenza alla siccità, per stimolare il 
vigore vegetativo e la fioritura, qualche 
intervento irriguo si rende necessario. 

Concimazione. Viene effettuata solo 
per le piante coltivate nei parchi e nei 
giardini e solo quando si verifica un ri- 
dotto sviluppo vegetativo. Normal- 
mente viene distribuito del letame attor- 
no al ceppo per un raggio di 1-2 metri 



Ciclo di coltivazione della Tamarix gallica 


Operazione 


Gen. 


Feo, 


Mar. 


Apr. 


Mag. 


Giù. 


Log. 


Ago. 


Set. 


Ott. 


Noi. 


Die. 


Messa a dimora 



























Potatura 




























Propagazione 
































Fioritura 
































Le epoche indicate hanno validità generale per il nord, il centro e il sud d'Italia 
con tendenza ali 'anticipo man mano che dal nord sì scende al sud del Paese 



nel periodo autunno-invernale in ragio- 
ne di 30-40 kg per ogni pianta. 

Difesa filosa n ita ria. Non sona ne- 
cessari trattamenti antiparassitari. 

Raffaele Bassi 

Le specie ornamentali di tamerice sono re- 
peribili presso i seguenti vivai: 

- Fratelli ingegnali - Via 0. Salomone, 65 - 
2D1_^ Milano - Tel. 0258013113 - Fax 
0258012362. Sconto Carla Verde: 10% fi- 
oo al 31/12/2001 [non cumulabilecon altre 
iniziative in corso); 

- Montivivaì - Via per Picciorana - 55010 
Tempagnano (Lucca) - Tel. 058399R 1 15/6 - 
Fax 058399SII7, Sconto Carla Verde: 
\i)% fino al 31/12/2001 (non cnmulabile 
con altre inizialive in corso); 

- Pacmi oc Baldi - Via 5. Pantaleo, 3 8/ A - 
C.P. 174 - 51 100 Pistoia - Tel. 05733SO260 

- Fax 0573382 178. 

- Vivai Andrìolo - Via Matteotti, 114- 
33010 Osoppo (Udine) - Tel. e fax 
0432975293. 

- Vivai Dendroflor dr. Paolo Ansaloni - Via 
Andreoli, 8 - 40068 Idice (Bologna) - Tel. 
0516257052 - Fax 0516256857, Sconto 
Carta Verde: 10% fino al 31/12/2001 (non 
cumulabile con ^kre iniziative in corso). 



CONTROL 



.0 INDIRIZZI AL t-ID-l 



56 



VITAJNt.AMl'AtiNA lincimi 



LE ERBE SELVATICHE COMMESTIBILI E/O UTILI IN ERBORISTERIA 



Rucola selvatica 



La rucola selvatica, cioè la Diplo- 
taxìs tenui/olia, è comunissima 
allo stato spontaneo ed è presen- 
te in tutte le nostre regioni, soprattutto 
in luoghi caldi e ben soleggiati, fino a 
1.000 metri dì altitudine; si incontra 
nei ruderi e nei terreni incolti, soprat- 
tutto in quelli aridi e sabbiosi. 

Somiglia in parte alla rucola comu- 
ne degli orti almeno per l'aroma delle 
foglie, che nella specie selvatica è cer- 
tamente più intenso e piccante, ma 
comunque gradevolissimo, almeno 
quando le foglie sono ancora tenere. 

Il riconoscimento 

Le pianticelle cresciute isolate for- 
mano <iei piccoli cespi con foglie 
disposte a rosetta e quasi aderenti al 
terreno; in coltura invece le pianticelle, 
quando crescono più fitte, formano dei 
cespi eretti alti 20-40 era. 

Nelle piante selvatiche le foglie alla 
base sono oblunghe e fortemente incise 
con segmenti laterali disuguali e assai 
stretti. In coltura invece si riscontra 
una notevole variabilità della forma 
delle foglie che possono risultare 
molto incise, ma anche quasi intere o 
solo dentellate. 

Le foglie sono di colore verde chia- 
ro, lisce e inconfondibili per il caratte- 
ristico aroma e il sapore piccante. I 
fiori sono ben evidenti, non molto 
grandi, ma di un bel colore giallo cari- 
co con i quattro petali disposti a croce. 

La coltivazione 

La rucola selvatica ormai viene pre- 
ferita dagli ortolani a quella comune in 




Rucola selvatica. Pianta allo stato spontaneo 









La carta d'identità 

Nome scientifico: Diplotaxis tenuifo- 
lia. Famiglia: crucifere. Nomi volga- 
ri: rughetta selvatica, erba diavola. 
Segni caratteristici: si distingue facil- 
mente dalla rucola comune per le 
foglie più strette e fortemente incise e 
nel momento della fioritura per i gra- 
ziosi fiori di colore giallo intenso. 
Ciclo vitale: perenne. 
Altezza: 20-40 cm. 

Partì utilizzate: foglie. Sapore: in- 
confondibile, più intenso di quello della 
rucola comune. Odore: intenso e carat- 
teristico. 

Possibilità dì raccoglierla allo stato 
spontaneo: la raccolta è in genere am- 
messa (salvo divieti locali da accertare). 


In rosso le zone di diffusione 
allo staio spontaneo 


Si può coltivare: 

El nell'orto come ortaggio; 

Q nell'orto come aromatica; 

la nell'orto come pianta medicinale; 

□ in giardino come ornamentale; 

□ come pianta mellifera (per le api); 
Ej anche in vaso. 







V\T.\\\CA\WMi\± Wr.ìMUÌ 



57 



Caratteristiche botaniche 

1- Radici. L'apparato radicale è ben 
sviluppalo e composto da radici carno- 
se e fusiformi che a} secondo anno pos- 
sono avere un diametro di 6-8 mm. 
2-Fogtie. Le foglie sono disposte a ro- 
setta, aderenti al terreno o erette a se- 
conda della fittezza e dello stadio vege- 
tativo; sono fortemente incise, sovente 
composte da segmenti laterali piuttosto 
stretti e minutamente dentellate, 
3-Fiorì. / fiori sono presenti all'apice 
dei sottili peduncoli e composti da 
quattro petali gialli disposti in croce. 
4-Fruttl e/o .semi, i frutti sono delle sili- 
que {simili a baccelli) sottili e cilindri- 
che, lunghe 3-4 cui, che contengono dei 
semi molto minuti, tondeggianti e di 
colore chiaro, disposti su due file (il 
nome del genere, «Diplofaxìs», significa 
appunto che i semi sono disposti in tal 
modo). 




Rucola selvatica: semina, trapianto, Fioritura, raccolta 


Seminìi 


Geo. 


[Vii. 


Mar. 


Api'. 


Mag. 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Ott. 


Nov. 


Die. 








































Trapianto 


























Fioritura 


































Raccolta: 

- rizoma 
-germogli 

- foglie 
-fiori 
-semi 




















































Le fasi vegetative delle piante spontanee e di quelle coltivate Sono molto simili 



L'impiego in cucina e in erboristeria 

In i in ina. La rucola selvatica ha un aroma molto simile, ma più intenso, a 
quello della rucola comune. Le foglie fresche si possono consumare da sole in 
insalata oppure si utilizzano in cucina per insaporire altre verdure (pomodori, 
peperoni, cetrioli),, ma anche minestre, carni e pizz.e. In ogni caso è preferibile 
tritare le foglie e aggiungerle fresche all'ultimo momento per assaporarne al 
meglio la fragranza. La rucola è anche uno dei principali componenti di 
diverse salse piccanti. Si impiega anche per insaporire le pastasciutte; in tal 
caso si aggiunge alla pasta quando è quasi cotta e si fa bollite assieme per 
qualche minuto. 

In erboristeria. Questa erba è ben conosciuta e apprezzata perché ricca di 
vitamina C e infatti ha notevoli proprietà antiscorbutiche; inoltre è efficace 
come digestiva, depurativa ed espettorante. Per sfruttare queste proprietà può 
bastare l'usuale impiego di cucina. Per una maggiore efficacia si consiglia di 
preparare un infuso da bere al mattino e alla sera lontano dai pasti: si versa- 
no in mezzo litro di acqua calda tre cucchiai di foglie, si fa boline per cinque 
minuti e poi si filtra. 



quanto è perenne e di facilissima colti- 
vazione. Essa inoltre incontra il favore 
dei cuochi e dei buongustai per lo spic- 
cato sapore aromatico. 

Per quanto cresca ovunque allò 
stato spontaneo, è preferibile coltivarla 
nell'orto, così da poter disporre a pia- 
cimento delle sue foglie tenere e sapo- 
rite. La specie è così frugale che tende 
a diventare infestante, disseminandosi 
spontaneamente. Si semina in file 
distanti 30-35 centimetri lasciando cre- 
scere le piantine piuttosto fitte. 

La raccolta 

La raccolta va fatta tagliando al 
piede, anche con una forbice, le foglie 
più tenere. Si prolrae dalla fine dell'in- 
verno all'autunno inoltrato. 

La conservazione 

Le foglie devono giungere in cucina 
fresche e appena colte. Eventualmente 
si possono surgelare. 

Luciano Cretti 



Schedi: pubblicate. 

1 -Acetosa (4/99), 2- Achillea (5/99), 3-A- 
sparago selvatico (6/99). 4-Borrugine [7- 
8/99). 5-Bubbolino (9199). fi-Cardo maina- 
no HO/99). 7-CardonceIlo (11/99). K- 
Cicarbita {12/99). 9-Cicoria selvatica 
li/2000). tO-Cominc dei prati (2/2000), 
li-Crescione acquatico (3/200(5). 12-Erba 
cipollina [ 4/2000). 13-FinoeehÌo selvatico 
(5/2000). 14-Meiissa (6/2000), l5-M«Ma 
acquatica (7-8/2000), 16-Mentuccia 
(972000). 1 7-Rabiirbam dei frati (10/2000). 
18-Rncrfa selvatica ( ] 1/2GG0). 
Prossimamente. 
1 9-Spinaclo di monte. 20-Tar;LSnaco. 



58 



VITA IN CAMPAGNA I lanini 



Insetti e altri animali indesiderati 
della casa: il pesciolino d'argento 

Questo pìccolo insetto, praticamente innocuo per l'uomo, colonizza gli ambienti umidi e trascurati, 
specie se in presenza di vecchie colle di rilegatura di libri e carte da parati 



Il pesciolino d'argento, detto anche 
lepisma, è un pìccolo insetto diffuso 
negli ambienti umidi delle case di cam- 
pagna (e di città). Ha un'alimentazione 
piuttosto varia, ma è particolarmente 
ghiotto di vecchie eolle di rilegatura di 
libri o di carta da parati, mentre non 
ama le nuove colle sintetiche. Questo 
intruso, comunque, provoca danni solo 
quando si riproduce in massa, senza 
peraltro creare grossi problemi alle 
persone, se non un senso di fastidio 
quando compare improvvisamente die- 
tro un mobile o uno scatolone, o dietro 
un vecchio libro appena tratto dallo 
scaffale della libreria. 

Oltre che nelle abitazioni, la lepi- 
sma può vivere anche all'aperto, in 
luoghi umidi e oscuri, ad esempio sotto 
la corteccia di alberi deperiti o sotto 
cumuli di foglie. Da questi rifugi può 
poi penetrare attivamente in edifici 
posti nelle vicinanze, anche se, più 
spesso, giunge nelle case trasportata 
accidentalmente dall'uomo in cartoni, 
imballaggi o altro materiale infestato. 

IL RICONOSCIMENTO 

Il pesciolino d'argento è così chia- 
mato a causa della lucentezza metallica 
del suo corpo, che è ricoperto di squa- 
me argentee. Il maschio e la femmina 
adulti, praticamente indistinguibili a 
occhio nudo, sono privi di ali, hanno 
antenne lunghe e sottili, appaiato boc- 
cale masticatore e tre caratteristiche 
prominenze filiformi, molto lunghe, al 
termine dell'addome. I due filamenti 
laterali sono appendici chiamate 
«cerei», mentre quello mediano è deri- 
vato da un allungamento dell'estremità 
dell'addome e prende il nome di «cer- 
eoide». 

Le uova, di forma ellittica, sono 
lunghe circa 1 mm. Appena deposte 
sono biancastre, ma nel giro di poche 
ore scuriscono fino a diventare di colo- 
re marroncino- I giovani sono simili 
agli adulti, a parte le dimensioni più 
minute. Prima di diventare adulti muta- 
no 6-7 volte. Le squame, e di conse- 
guenza i riflessi metallici, compaiono 
alla quarta muta. 

VITA 
E COMPORTAMENTO 

Il pesciolino d'argento è un insetto 
tra i più primitivi, tanto che, contraria- 




Peseiolino d'argenti». Adulto (lungo 
10-12 millimetri). N.B.: il colore non 
corrisponde al reale a causa dell'ine- 
vitabile deterioramento del campione 

mente a quelli più evoluti, continua a 
compiere mute (fino a 50) anche dopo 
essere diventato adulto. Di solito si 
riproduce tra una muta e l'altra. 
Raramente la sua densità di popolazio- 



ne raggiunge livelli elevati, poiché il 
suo cielo di sviluppo, anche in condi- 
zioni ottimali, è abbastanza lento, e 
inoltre il numero di uova deposte dalla 
femmina nel corso della vita è relativa- 
mente scarso. La riproduzione avviene 
in modo abbastanza singolare. Infatti 
non vi è accoppiamento: il maschio 
emette dalle proprie vie genitali una 
sostanza che, a contatto con l'aria, soli- 
difica formando un sottilissimo fila- 
mento avente la funzione di orientare 
la femmina. Sopra tale filamento- che 
viene teso sui vari supporti su cui vivo- 
no questi insetti - il maschio depone 
poi un involucro detto «spermatoforo», 
contenente gli spermatozoi. La femmi- 
na provvede da sé a raggiungere lo 
spermatoforo e a inserirlo nelle proprie 
vie genitali, autoinse minandosi. 



La scheda 

Famiglia: Lapismatidi. Ordine: Ti- Riproduzione: gli adulti possono vivc- 
sanuri. Classe: Insetti. Genere: Le- re 2 o 3 anni e si riproducono più 
pisma. Specie: saccharina. volle. Nel corso della loro vita le fem- 
Nome comune: pesciolino d'argento, mine depongono al massimo un centi- 
lepisma. naio di uova, singolarmente o a gruppi 
Lunghezza: min 10-12. di due-tre, in fessure, interstizi, fra i 
Colore: grigio argenteo con riflessi libri o sotto oggetti vari. La deposizio- 
metallici. ne può avvenire in ogni periodo dcl- 
Caratteri particolari: il corpo, ap- l'anno. Le uova schiudono in 20 giorni 
piuttito e affusolato e più largo nella a 30 D C e in 40-43 giorni a 22° C. 
parte anteriore, è provvisto posterior- Ciclo di sviluppo (si veda anche lo 
mente dì tre lunghi e sottili filamenti. .schema qui sotto): in condizioni otti- 
AHmentazìone: sia i giovani che gli mali (temperatura di 22-27° C e umi- 
adulti si nutrono di carta, vecchie dita relativa del 75-97%) si completa 
colle di rilegatura di libri o di carta in 3-4 mesi, ma può durare fino a 2 
da parati, muffe, zucchero (da cui il anni. Le generazioni si accavallano 
nome scientifico saccharina), stoffe tra loro (si possono sempre trovare 
in libre vegetali (generalmente non tutti gli stadi di sviluppo dell'insetto), 
attaccano la lana e la seta), occasio- Nemici naturali: ragni e insetti pe- 
nalmente farine e granaglie, cadaveri datori (ad esempio le formiche), 
di altri insetti compresi i loro simili. Pericolosità: scarsa. 


Perìodi di presenza nelle abitazioni e relativi studi di sviluppo 




Stadio 


Ctv.n. 


Ftb. 


Mar 


Àpr. 


Mag. 


Gin. 


L"g- 


Ago. 


Set. 


(HI. 


Nov. 


Die. 


Uuva 


































Furmc giovanili 


















































Adulti 




































La fascia verticale in grigio indica il periodo in cui la densità di popolazione del 
pesciolino d'argento può essere elevata al punto da rendere più necessarie le azioni 
di prevenzione e lotta secondo i consigli dati alla pagina seguente. 



VITA INC'AMI'AtAA I I .■'_; I K K I 



65 



Pesciolino d'argento: la prevenzione e la lotta 



La prevenzione 

/Fate in modo che l'umidita ambien- 
tale non raggiunga livelli eccessivi. 
Pertanto, carote la manutenzione 
delle tubature dell'acqua; arieggiate 
frequentemente le stanze: eliminate 
dai locali V acqua stagnante {per 
esempio quella che rimane nei sotto- 
vasi). 

/Il pesciolino d'argento ama gii 
ambienti oscuri. Se la vostra casa 
non è particolarmente luminosa, non 
peggiorate la situazione applicando 
alle finestre pesanti tendaggi; piutto- 
sto arieggiate e fate entrare ogni 
volta che vi è possibile il sole! 
/Curale la pulizia in tutti gli 
ambienti. Spolverate frequentememe 
ì quadri e le stampe, controllando 
che qualche pesciolino d'argento 
non si sia insinuato al di sotto della 
cornice. 

Spolverate spesso gli scaffali della 
libreria e i libri stessi. Se avete volu- 
mi di particolare pregio, soprattutto 
se sono antichi poneteli preferibil- 
mente in librerie chiuse da sportelli 
a vetri, in cui sono meglio protetti. 
Potete inserire tra le loro pagine 
qualche foglia d'alloro, di cui i 
pesciolini d'argento [e altri parassiti 
della carta come gli psocotteri) non 
amano l'odore. Quest'ultimo accor- 
gimento è però completamente inuti- 
le se non vengono seguite le altre 
misure preventive qui indicate. 
•/Per evitare di dare inizio a una 
infestazione con individui prove- 




nienti dall'esterno, cercate di non 
introdurre nella vostra abitazione 
cartoni e imballaggi, in cui qualche 
pesciolino d'argento porrebbe esser- 
si insinuato. 

& Per lo s fesso motivo, eliminate 
regolarmente i cumuli di foglie even- 
tualmente presenti nella zona circo- 
stante la vostra casa di campagna (o 
di città con un giardino). Questi 
cumuli rappresentano infatti degli 
ottimi substrati di sviluppo per le 
lepisme che potrebbero quindi, se 
lasciate indisturbate, penetrare nel- 
l'abitazione. 

La lotta 

/Se seguite le norme preventive 
sopra descritte, diffidimene le popo- 
lazioni di pesciolino d argento rag- 
giungeranno livelli preoccupami. Se 
ciò si verificasse, cercate innanzi 
tutto dì risanare le condizioni 
ambientali, seguendo i consigli già 
indicati. 

& Se notate delie lepisme nella 
vostra abitazione, in particolare 
nella libreria, potete inoltre spruzza- 
re, nei punti in cui le avete viste, 
degli insetticidi a base di piretro 
naturale o piretrine sintetiche che 
potete trovare, sotto nomi commer- 
ciali diversi, presso i supermercati, i 
consorzi agrari e i rivenditori di 
antiparassitari. Comunque, il tratta- 
mento risulterà efficace solo se 
accompagnato dalle misure preventi- 
ve descritte. 



La lepisma è particolarmente aman- 
te degli ambienti molto umidi e oscuri 
e vive bene a una temperatura di 22- 
30° centigradi. Essendo L'umidità uno 
dei fattori ambientali essenziali alla 
vita di questo insello, è più facile tro- 
varlo nei piani bassi degli edifici e 
negli scantinati. 

Normalmente dì giorno la lepisma 
se ne sta rintanata in fessure, interstizi, 
sotto la scollatura di carta da parati, tra 
i libri, sotto le cornici di quadri e 
stampe in altri ripari. Può compiere 
brevi spostamenti di notte, muovendo- 
si assai rapidamente, ma se trova un 
luogo dove è presente cibo in abbon- 
danza (come, ad esempio, una librerìa 
stipata di volumi, specie se vecchi e 
polverosi) tende a non allontanarsene. 
Per questo la sua presenza spesso 
passa inosservata. Questo insetto, tra 
l'altro, può sopravvivere senza nutrirsi 
per mesi. 

Può alle volte capitare di trovare un 
pesciolino d'argento nella vasca da 
bagno, vuota. In tal caso, vi è caduto 



accidentalmente, senza poi riuscire a 
uscirne: le sue zampe, infatti, non gli 
consentono di arrampicarsi sulle 
superfici lìsce. E tra l'altro da esclude- 
re che questo insetto possa risalire 
dagli scarichi. 

T DANNI 

11 pesciolino d'argento può causare i 
danni maggiori nelle biblioteche, ma 
anche nella libreria di casa, specie se vi 
sono presenti libri antichi. In caso di 
particolare incuria, possono essere 
seriamente danneggiati anche quadri, 
stampe o altri materiali. 

Gli attacchi consistono in fori ed 
erosioni di forma irregolare praticati 
con l'apparato boccale dall'insetto, che 
può inoltre imbrattare le sostanze di 
cui si nutre con minute feci e squame. 
Comunque, di solito basta un po' di 
cura e attenzione per evitare grossi 
danni, anche grazie al fatto che la den- 
sità di popolazione della lepisma rara- 
mente raggiunge livelli elevati, e mai 



in maniera rapida. Pertanto, se questi 
insetti sono presenti in gran numero, è 
segno che da lungo tempo gli ambienti 
non sono mantenuti in buone condizio- 
ni igieniche. 

La lepisma è praticamente innocua 
per l'uomo: non può pungerlo e non 
risulta che possa trasmettere malattie. 

Maria Luisa Dindo 



Puntate pubblicate. 

1 -Acari della polvere (1 1/99). 2-Blalta nera 
o scarafaggio comune (12/99). 3-Blartclla 
(1/2000). 4-Centopiedi delle case (2/2000)- 
5-DeinieSlidt del lardo (312000}. 6- formica 
delle case f4/2(X)0} 7-Grillomorfa (5/2000). 
8-LaKÌixierma (Ó/2U0O). 9-Musca domestica 
(7-8/2000). lO-Miiscone (9/200m. II- 
Parjpntacio (m/2000) 12-PescÌolìno d'ar- 
gento OV2000). 
Prossimamente. 

Lì-Pidocchio dei libri, 14-Ragno ballerino, 
I5-Scurpione, Itì-Tario, 17-Tarnia della 
lana, 18-Ti^nola fasciata delle derrate. 19- 
Topnli.no delle case, 2Ù-Vespa di (erra o 
germanica, 2 1 -Zanzara. 



66 



VITATMCA\1PViN.\ li.'>Hiu 



LA MEDICINA - L'ALIMENTAZIONE 



Dai semi oleosi nutrimento e benessere 

Questi alimenti (principalmente noci, nocciole e mandorle, ma non soìo), spesso sottovalutati 

o ritenuti a torto di difficile digestione, sono invece mollo ricchi di nutrienti e utili per completare 

l'alimentazione di piccoli e grandi. Spesso possono costituire, anche da soli, un ottimo pasto 



Consigliare un consumo regolare 
(ehe non significa smodato) di semi 
oleosi desta sovente molte obiezioni. Ne 
riportò solamente alcune tra le più co- 
muni, in gran parte suggerite dai miei 
pazienti quando si sentono proporre di 
introdurre regolarmente nella loro dieta 
il consumo di questi alimenti: sono pe- 
sami da digerire, sono troppo ricchi di 
grassi, il fegato non ce la fa, il coleste- 
rolo è già alto... 

in effetti questi alimenti hanno oggi 
una fama non adeguata alle loro reali 
qualità nutrizionali e troppo spesso ven- 
gono ingiustamente eliminali dalla tavo- 
la. Si rinuncia così ai dimostrati vantag- 
gi apportati da un loro consumo non oc- 
casionale. 

A questo proposito, è interessante 
qui ricordare sommariamente i risultali 
di una monumentale ricerca che ha 
coinvolto, negli Stati Uniti, ì componen- 
ti adulti di oltre 63 000 Umilile seguiti 
per 16 anni (dal 1974 al 1990) nelle lo- 
ro abitudini di vita, nelle consuetudini 
alimentari e nelle loro vicende sanitarie. 
Durante questo studio sono stati presi in 
considerazione 32.000 ricoveri ospeda- 
lieri, 28.000 cartelle cliniche e fK.053 
persone. L'indagine ha esaminato la do- 
cumentazione t'ornila da 1 .65K tra ospe- 
dali e cliniche. 1 risultati di questo lavo- 
ro sono stati pubblicati sulla rivista 
scientifica Archi ves of Internai 
Medicine nel luglio 1992. 




oc: sono tre •- piti zonoscitài jfrwffi cimosi 



abbassa il rìschio di 
malattia cardiovascolare 

E stato accertato do questa ricerco 
che il consumo dì .semi oleosi (noci . noc- 
ciole, mandorle, ma non solo - vedi il ri- 
quadro alla pagina successiva) - e di ta- 
rine e pane integrali - riduce in woch si- 
gnificativo il rischio di malattia corona- 
rica. Il consumo di semi oleosi si è di- 
mostrato attivo nella riduzione del ri- 
schio di accidenti coronarici incile in 
gruppi a rischio come gli anziani, gli 
ipertesi e gli obesi. 

Mangiare noci da l a 4 volte la setti- 
mana riduce di circa il 25% il rischio di 
malattia coronarica (angina pecloi is e/o 
infarto cardiaco) rispetto a chi ne man- 







Le nocciole si prestano a .svariate preporodoni dolciarie 



già meno di 1 volta la settimana. Man- 
giarne più di 5 volte la settimana riduce 
ulteriormente il rischio al 50-60% ri- 
spetto a chi ne mangia meno di 1 volta 
la settimana. 

Anche nelle persone obese o che 
hanno abitudini sedentarie, l'introdu- 
zione nella diela dei semi oleosi riduce 
in modo significativo il rischio cardio- 
vascolare. Anzi, l'assenza nella dieta di 
noci e di altri semi oleosi è stata asso- 
ciata, in questa ricerca, ad una maggior 
incidenza di obesità. 

A riprova del fatto ehe le noci e gli al- 
tri semi oleosi hanno una loro autonoma 
azione benelica. la loro introduzione fre- 
quente nella dieta abbassa il rischio di 
malattiacardiovascoìare anche nei vege- 
tariani, una categoria già particolarmen- 
te proletta rispetto a questa patologia. 

1 PRINCIPALI SEMI OLEOSI 

Noce. Per la loro ricchezza in mine- 
rali (interessante la presenza di terra, 
zinco e rame) e per la discreta presenza 
di proteine, le noci sono particol arme li- 
te indicale per integrare l'alimentazione 
delle persone éehoìt e dei ragazzi che si 
sviluppano slenlalamente. di chi ha sof- 
ferto di tubercolosi e di chi è affetto da 
parassiti intestinali. Le ni>ci sono inoline 
indispensabili per chi ha scelto una ali- 
mentazione rigorosamente vegetariana. 

Consumo consigliato: 5-15 semi al 
giorno (Tj, 

Nocciola. La nocciola è probabil- 
mente il seme oleoso più digeribile. 
Oggi è apprezzata essenzialmente perle 
sue eceellenli qualità alimentari: 100 g 



vita incampai'ìNa i i/2(*>i 



69 



di nocciole, infatti, sviluppano olire 600 
calorie facilmente assimilabili. Un tem- 
po questo seme oleoso era ritenuto im- 
portante anche per le sue proprietà tera- 
peutiche: la nocciola è stata consigliata 
contro la tosse, per rimediare all'impo- 
tenza, per favorire la crescita dei capel- 
li, per promuovere l'espulsione dei cal- 
coli dalle vìe urinarie. La nocciola è un 
alimento molto gradito e dal gusto par- 
ticolarmente accattivante. Non a caso le 
nocciole tostate sono l'ingrediente fon- 
damentale, assieme al cacao, di alcune 
tra le più ambite leccornie, dalle creme 
spalmibiìi ai noti gianduiotti torinesi. 

Consumo consigliato: 5-20 semi al 
giorno ('). 

Mandorla. Questi semi sono prezio- 
si sempre, ma sono doppiamente consi- 
gliabili durante la gravidanza, un po' per 
la loro composizione e un po' per un 
certo qual suggestivo simbolismo che fa 
dei semi - e dei frutti ricchi di semenza 
come la zucca, il melograno, l'arancia, 
il cedro - rimmaginc della fecondità e 
della nuova vita. La mandorla contiene 
uno speciale olio (da solo costituisce ol- 
tre il 50% del peso di questo seme) che 
è un ottimo protettivo cutaneo, ammor- 
bidisce e rassoda la pelle, previene le 
smagliature e, assunto per bocca, ha an- 
che una discreta azione lassativa. La 
mandorla è anche dolala di buone pro- 
teine ( 16%). di calcio e di fosforo. Il che 
La rende effettivamente un nutrimento di 
prim'ordine. da qualcuno chiamato ad- 
dirittura «bistecca vegetale». La ric- 
chezza nutrizionale di questo seme con- 
siglia di mangiarlo con una eerta mode- 
ra/ione. 

Consumo consigliato: 5-20 semi al 
giorno ('), 

PERCHÉ SONO UTILI 

L'azione positiva dei semi oleosi si 
poggia su tre pilastri; 

- la loro ricchezza in acidi grassi mono 
e polinsaturi, che abbassano il coleste- 
rolo sanguigno e si oppongono all'indu- 
rimento delle arterie; 

- l'ottimo contenuto in vitamina E che 
protegge le cellule dell' organismo 
dall' irritazione e dalle lesioni provocate 
dalle sostanze ossidanti; 

- la presenza di fibre che regolano Tas- 
simi lazi o ne dei grassi alimentari 
dall'intestino, favoriscono una migliore 
eliminazione del colesterolo dall'orga- 
nismo e facilitano l'espulsione del ma- 
teriale fecale. 

COME MANGIARLI'.' 

La composizione delle noci e degli 
altri semi oleosi è sicuramente mollo 
ricca e per questo richiedono un certo 
impegno digestivo. 



Non solo noci ... 

Oltre a noci, nocciole e mandorle esistono diversi diri semi oleosi che posso- 
no essere considerali importanti allo stesso modo. 

Ricordiamo i semi di girasole che contengono circo il 20% di ottimo olio, ric- 
co di acido linoleico, utile per l'abbassamento dei colesterolo sanguigno, ol- 
ire a una buona quantità diproteine-, vitamine dei gruppo B e vitamina E, 
Consumo consigliato: 1-2 cucchiai di semi al giorno ('). 
/ semi di lino contengono un olio dotato di proprietà alimentari analoghe ai 
grassi ricavati dagli altri semi oleosi, fi seme di lino, inoltre, racchiude gran- 
di quantità di Ugnani (di queste sostanze è altuaimeule studiato il possibile ruo- 
lo nella prevenzione dei Immiti sensibili agli ormoni, come il cancro al seno). 
Consumo consigliato: 1-2 cucchiai di farina di semi di lino al giorno ('). 
Il pinolo, seme di un pino (Phius pinea) molto connine nell'arca mediterranea. 
è mollo nutriente. Nonostante ciò - e forse anche perche' i grassi contenuti ab- 
bondantemente nel pinolo tendono ad irrancidire facilmente, pregiudicandone 
la conservazione - il suo utilizzo attuale è limitato alla confezione di dolci. 
Consumo consiglialo: 1-2 cucchiai di semi al giorno {'), 

Ricordiamo infine il sesamo, minuscolo seme originario dell'india, ricchissi- 
mo d'olio. Il sesamo ha anche buone quantità di lecitina, una sostanza che ren- 
de solubili l grassi nel sangue, evitandone il deposito sulle pareti arteriose. Tra 
l'altro il sesamo e tra le migliori Jouli vegetali di calcio. 
Consumo consiglialo: 1-2 cucchiai di semi al giorno ('). 



Per questo è opportuno che questi 
alimenti non siano mangiati in grande 
quantità alla fine di un lauto pranzo. 

Le noci (che non devono evidente- 
mente aggiungersi, ma semmai sostitui- 
re nel pasto gli altri alimenti proteici di 
origine animale come la carne, il pesce. 




Mandorle in guscio [in alto) 
*■ sgusciate (in basso} 



le uova e i formaggi) accompagnale da 
contorni di verdure crude e cotte e da 
buon pane integrale costituiscono un pa- 
sto sano e perfettamente digeribile. 

Un altro modo piacevole e salutare 
per consumare i semi oleosi consiste 
nell'utllizzarli per arricchire e rendere 
più nutrienti i dolci integrali caserecci 
oppure per completare le prime colazio- 
ni, specialmente durante la stagione più 
fredda. Sì possono anche proporre ai più 
piccoli come spuntino o merenda del 
pomeriggio, assieme a una fetta biscot- 
tata spalmata con miele, 

VANNO CONSERVATI 
CON CURA 

Vista la no- 
tevole presen- 
za di grassi 
(mediamente 
intorno al 50- 
60%), in gran 
parte di tipo 
poi insaturo, i 
semi oleosi 
sgusciati e 
spellati sono 
esposti a] ri- 
schio di irrancidire facilmente al sempli- 
ce contatto con l'aria e la luce. Acqui- 
stateli quindi preferibilmente ancora av- 
volti nel loro guscio proiettivo oppure, se 
già sgusciati, conservateli in un reci- 
picnie ili vetro ben chiuso e riposto in fri- 
gorifero. 

Paolo Pigozzi 

('] La prima quantità è indicala per uno 
spuntino, la seconda per um vero e proprio 
pasto sostitutivo. 




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